Raccolta firme per la chiusura del centro hot spot

Lampedusa. Parte da un artista lampedusano la proposta di raccogliere le firme proponendo con una miriade di valide ragioni, la chiusura di un centro  di accoglienza che a conti fatti, serve solamente a non garantire nessuno.
Lui è Tony Colapinto, un giovane lampedusano che è  direttore e docente di una rinomata scuola di teatro con sede a Palermo. Attore, cantante, docente e artista a tutto tondo Tony Colapinto ha seguito da Palermo le notizie che arrivavano dalla sua Isola con apprensione.
Lo abbiamo contattato dopo una sua diretta video molto seguita su fb dove ha proposto la sua soluzione.
” Non ha più ragione di esserci il centro di accoglienza a Lampedusa – ha spiegato con molta chiarezza Tony Colapinto – con l’avvento del coronavirus stiamo vivendo una situazione quasi grottesca a Lampedusa.
I migranti continuano ad arrivare autonomamente e sull’isola non ci sono i mezzi per poterli ricevere in sicurezza e mi riferisco a una sicurezza sanitaria sia per loro che per gli isolani e questo  perché, se tra i migranti dovesse arrivarne qualcuno affetto da coronavirus sarebbe una ecatombe per tutti.
Ovviamente – ha continuato Colapinto – a partire dagli uomini della capitaneria di porto  passando da quelli che lavorano nel centro e parlo di carabinieri, poliziotti e le persone assunte dell’ente gestore, non hanno mezzi adeguati di sicurezza per trattare il coronavirus e quindi si capisce che non ci sono le condizioni per rispettare le regole imposte  per la quarantena.
Ma vado oltre e mi spiego meglio. In questo momento, c’è il coronavirus e quali potrebbero essere le soluzioni possibili dal momento che i migranti arrivano comunque autonomamente. Io credo che basterebbe portare a Lampedusa una nave ospedale messa a disposizione per coloro i quali arrivano via mare.
Poi, delle grosse motovedette che portano in sicurezza quanti arrivano a Lampedusa in altri porti, dove è possibile garantire loro ospedali e comunque spazi adeguati in strutture decorose. Tutto questo costerebbe molto meno che tenere il centro di accoglienza a Lampedusa. Qui lavorano centinaia tra carabinieri poliziotti e personale di chi gestisce il centro ma poi per cosa. Per tenere sull’isola in spazi angusti centinaia e alle volte migliaia di persone a soffrire il caldo, a stare in un budello che nel periodo estivo raggiunge e supera anche i 40 gradi all’ombra che è il centro di accoglienza.
A cosa serve? È normale tenere in condizioni di scarsa sicurezza questi poveretti per settimane e alle volte mesi? Abbiamo visto lo scorso anno che è possibile trasferire le persone che arrivano con le motovedette o le navi militari; funziona. E allora credo si possa e debba fare.
La raccolta di firme servirà a chiedere al nostro sindaco di farsi da portavoce e chiedere la chiusura definitiva del centro di accoglienza per porre fine a una condizione inumana dove i diritti delle persone non possono essere garantiti.
Lampedusa è un’isola troppo piccola; non c’è un ospedale e anche il pronto soccorso non è adeguato alle reali esigenze; i medici specialisti vengono sull’isola per qualche ora settimanalmente e neanche sempre.
Io – ha continuato  Tony Colapinto  – non intendo fare politica, non mi permetto di criticare chicchessia per quanto  è  stato fatto fino ad oggi ma è sotto gli occhi di tutti del totale fallimento del centro di accoglienza di Lampedusa e la storia del centro che non sto qui a raccontare, la dice tutta.
Il sindaco potrà così farsi portavoce numeri alla mano e condizioni alla mano dell’effettiva inutilità e del pericolo che questo centro hot spot comporta. Ma poi c’è l’aspetto economico che è anche importante. I costi sono elevatissimi per tenere su un ambaradam che serve a tenere qui persone che poi devono comunque essere trasferite.
Spero di riuscire  in tempi brevi a raccogliere le firme da dare al nostro sindaco e magari, riuscire a risolvere definitivamente questo problema. Facendo una cosa del genere – ha infine detto Colapinto – il nostro sindaco entrerebbe di diritto nella storia delle nostre isole come quello che ha di fatto salvato,  i suoi concittadini”.
Elio Desiderio