“Quando crollano i ponti …… si alzano i muri”

L’abbiamo appena sentita, questa interpretazione metaforica di quanto avvenuto in Italia in queste ultime settimane, dallo stesso architetto genovese di fama mondiale, Renzo Piano, senatore a vita della  Repubblica Italiana.

Che anzi ha precisato che  è stata  la prima cosa che ha pensato, trovandosi all’estero, subito dopo avere appreso del crollo catastrofico del ponte da lui progettato. E poi, qualche giorno dopo – sempre  Piano – sullo stesso scottante problema, nel vivo delle polemiche, ha aggiunto: “Non è certo colpa della casualità né della topografia della fragile Genova. Io non so cos’è accaduto, posso dire però che non credo al fatalismo che considera incontrollabile l’anarchia della natura, dei fulmini e della pioggia. I ponti non crollano per fatalità. Nessuno dunque venga a dirci che è stata la fatalità”.

Premesso quanto sopra, l’attenzione si deve adesso spostare sulla necessità di non alzare i muri, che a null’altro possono servire se non che a rinviare, nella migliore delle  previsioni, le più opportune decisioni.

Sul piano politico pare che, in queste ore, si stiano alzando muri di totale incomunicabilità tra le forze politiche, di cui si era già avuta qualche avvisaglia subito dopo l’esito delle elezioni del 4 marzo scorso, che hanno severamente punito i cosiddetti “partiti plurali”. Cioè, per dirla con chiarezza, forse la fine definitiva  dell’intuizione originaria del Partito democratico, nato dalla confluenza di quanto era rimasto di alcune forze storicamente contrapposte … e poi della stessa Forza Italia, ufficialmente contrapposta al PD, ma con il quale era riuscita a creare un certo feeling,  e che pure, contestualmente, sembra proprio però che abbia esaurito la sua funzione ed esperienza.

Naturalmente altre forze hanno attirato il consenso degli elettori. Altre forze di tipo –  si dice –  sovranista  e post-ideologico, o ancora di più  di altre che vengono qualificate  di un populismo istituzionalizzato, come sarebbe il Movimento 5-Stelle, capace perciò di fare man bassa di voti a destra ed a sinistra,… dove, soprattutto a sinistra, di fronte all’aumento spaventoso della povertà e delle diseguaglianze, tanti hanno voluto e si sono sentiti costretti in coscienza a cambiare Partito.

Questo l’attuale scenario in cui comunque, da diversi segnali, si coglie, specie dopo gli eventi recenti, un certo fermento tra gli elettori che tradizionalmente hanno avuto come punto di riferimento la Dottrina Sociale  della Chiesa (DSC) con le esperienze del cattolicesimo democratico e sociale per tanto tempo al governo dell’Italia.

Cioè un filone culturale che, tradizionalmente,    non si è mai sottratto alle sue responsabilità, specie nei  momenti più difficili  e cruciali della storia democratica.

Adesso con l’affaire-Salvini in corso, –  (e con la sua possibile manifestazione contro i Magistrati, accusati di ideologia e di volere impedire a certa politica  di “cambiare rotta per il bene del Paese”) –   le decisioni da prendere per tutti si fanno più stringenti.

L’accusa al Ministro di sequestro di persona aggravato “commesso nel territorio siciliano in pregiudizio di numerosi soggetti stranieri”  in questo momento irrompe sulla scena e fa discutere nel merito.  Cosi  come il comportamento, irrituale, di una persona che ha giurato fedeltà alla Costituzione,  che però –( sottolinea l’interessato e non solo) – la Costituzione ha come principio fondante quello della sovranità popolare.  Per i Giudici e non solo, ci sarà un bel lavoro ! anche perché il Ministro continua ripetere che, nel caso, seguirà sempre la stessa linea politica seguita per la Diciotti.

Ed il “sequestro” della Diciotti  non è stato  certamente di tipo privato, ma conseguenza di un diverso approccio politico al problema dell’emigrazione, sulla cui opportunità si pronuncia il popolo ed il Parlamento eletto dal popolo, al fine di tutelare il bene delle persone, comprese quelle dei disperati che approdano, e del popolo italiano nel suo insieme.

E proprio recentemente, abbiamo inaspettatamente sentito qualche voce definita di sapore “salviniano” che parlava della necessità di un numero chiuso, per gli emigrati. Oltre a quella  di Papa Francesco che ha ancora ricordato che  l’Italia deve accogliere quanti migranti può.  Ed il “può” sicuramente non significa   un’accoglienza tout court e indiscriminata, ma un’accoglienza positiva in grado di integrare ed accompagnare.

Un’accoglienza anzitutto nella legalità, e quindi ragionata e pianificata. Fermo restando sempre,  l’eventuale, urgente, indilazionabile soccorso per chi si trova in pericolo di vita. Ma questo tipo di intervento è un’altra cosa.

Diego Acquisto