Se la miscelazione rappresenta il linguaggio più diffuso dell’aperitivo contemporaneo, esistono prodotti rari capaci di sostenere da soli l’intera esperienza nel bicchiere, senza bisogno di partner alcolici o correzioni strutturali. Scegliere un servizio “on the rocks” non è una semplificazione del rito, ma un radicale esercizio di purezza che permette di esplorare l’equilibrio originario di una ricetta storica. Punt e Mes si impone, in questo contesto, come il riferimento assoluto per chi cerca una degustazione lineare, nitida e priva di elementi superflui.

L’unicità di questo vermouth è dichiarata in modo trasparente fin dal suo nome, che in dialetto piemontese significa letteralmente “un punto di vermouth e mezzo di amaro”. La leggenda narra che il 19 aprile 1870, nella storica bottega Carpano di Torino, un agente di borsa ordinò questa precisa combinazione gesticolando con le mani (come era solito fare durante le convulse trattative commerciali) per celebrare un rialzo delle azioni dell’uno e mezzo per cento. Quel gesto informale, che nel tempo è diventato un rituale silenzioso nei bar italiani, dove basta appunto sollevare il pollice e tracciare una linea orizzontale con la mano per farsi capire dal barista, ha dato vita a un manifesto della cultura del bere.
Servito semplicemente con ghiaccio, Punt e Mes rivela una progressione sensoriale eccezionale, dove la temperatura e il tempo lavorano per amplificare la leggibilità delle botaniche. L’esame olfattivo rilascia un bouquet complesso e profondo, dominato dalle note calde ed esotiche di vin brulè, cannella, chiodi di garofano e sfumature agrumate di scorze mature. Al palato, l’ingresso è inizialmente morbido e rotondo, sostenuto dalla ricchezza del vino italiano selezionato, per poi virare rapidamente verso una piacevole acidità e una sapidità accentuata.
Il vero elemento dirompente rispetto ai vermouth rossi tradizionali è il finale, governato dall’infusione della China Rossa, che pulisce la bocca con un retrogusto amaro persistente, terroso e straordinariamente lungo. La graduale diluizione del ghiaccio distende queste componenti senza frammentarle, offrendo un’esperienza diretta con lo spirito autentico della Torino ottocentesca. Un modo colto e rigoroso di interpretare il tempo condiviso, concepito per chi ama la concretezza della tradizione e un approccio al consumo che mette sempre al primo posto l’eleganza e la moderazione.
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