Prostituzione, inchiesta “Dolce vita”: processo non decolla

L’assenza di un avvocato difensore ha fatto saltare, per la quarta volta l’inizio dell’udienza preliminare, scaturita dall’inchiesta la “Dolce vita”, dal nome del locale di contrada “San Benedetto”, dove sarebbero avvenuti incontri a pagamento tra clienti e ragazze di nazionalità rumena. Il Gup del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ha rinviato al 19 dicembre.

La Procura della Repubblica di Agrigento (pubblico ministero Elenia Manno) ha chiesto il rinvio a giudizio di undici persone, quasi tutte all’epoca furono destinatarie di una misura cautelare, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e allo sfruttamento e favoreggiamento alla prostituzione, in violazione della legge “Merlin”.

Gli imputati sono Elena Acujboaei, detta Lilly, 41 anni, rumena (difesa dagli avvocati Diego Galluzzo  e Aldo Virone); Mario Ciulla, 35 anni, di Agrigento, (difeso  dall’avvocato Daniele Re); Maria Balan, 65 anni, rumena, (difesa dall’avvocato Salvatore Bruccoleri); Vito Destro, 53 anni, di Favara, (difeso dall’avvocato Salvatore Re); Ana Acujboaei, 39 anni, rumena; Andrea Amato, 49 anni, di Caltanissetta, domiciliato a Porto Empedocle, (difeso dall’avvocato Salvatore Collura);  Florin Robert Tesoi, 33 anni, di rumeno; Neculai Zavache, 36 anni, rumeno; Sorin Vasile Chiriac, 48 anni, rumeno; Giovanni Corvaia, 40 anni, di Agrigento; Antonio Caramazza, 44 anni, di Agrigento, residente a Favara. 
Elena Acujboaei, Balan, Amato, Chiriac, Corvaia e Caramazza, sono accusati dell’ingresso nel territorio italiano, di numerose ragazze rumene, che sarebbero state tutte indotte, e destinate all’esercizio della prostituzione e allo sfruttamento della prostituzione, all’interno del locale notturno “La dolce vita”.