Prospettive di trading per il 2020: focus su Europa e recessione

Un buon trader passa almeno un’oretta abbondante al giorno a programmare le mosse future: come ben sapete un buon investimento è sempre e comunque una buona previsione dei comportamenti futuri di un titolo. 

Una previsione accurata è quella che impiega quanto più possibile i dati che provengono dalle analisi e dalle notizie presenti per applicarle alle regole fondamentali dei mercati finanziari, in modo da avere, alla fine dell’operazione, un’idea quanto più possibile chiara e precisa di come fare trading nei mesi a venire.

Senza avere alcuna pretesa di influenzare le vostre valutazioni, di seguito vi riportiamo alcune delle maggiori informazioni che potrebbero tornare utili alle vostre valutazioni sul futuro del vostro portafoglio.

Rischio recessione: rinnovata la corsa all’oro

Nei mesi estivi del 2019 si è assistito ad un progressivo aumento della preoccupazione sia negli USA sia in zona Euro circa gli esiti dell’economia nel 2020: se in Italia il clima di incertezza attualmente sembra essere mascherato dalla rinnovata stabilità di governo, con il Conte-bis, che ha riportato lo spread a livelli meno allarmanti, la situazione è decisamente meno rosea oltreoceano.

Fissate per il 3 novembre 2020, le elezioni americane attualmente si associano ad un unico sentimento: l’incertezza. La popolarità dell’attuale presidente, Donald Trump, è da mesi calata bruscamente, portandosi a circa il 30%, con il 56% degli elettori che si dimostra essere scontenta della gestione della guerra dei dazi. 

Allo stesso tempo, la FED di New York ha visto, a partire dall’inizio del 2018, una crescita della possibilità di una recessione dell’economia nel 2020, attualmente fissata al 37%. A beneficiare maggiormente della guerra ai dazi, infatti, è stato il PIL: gli investitori, al contrario, sono stati sufficientemente scombussolati da quel mordi e fuggi tra Washington e Pechino che li ha lasciati indecisi fino agli inizi di Luglio. 

La reazione al sentimento generale è stata un’impennata delle quotazioni dell’oro (+18% dall’inizio dell’anno), considerato il bene rifugio per eccellenza, mentre altri fattori indice, quali il rame e il petrolio, non danno segnali positivi: il primo, largamente impiegato nel settore industriale, ha toccato minimi che non si registravano dal 2017, mentre il petrolio non riesce a smuoversi dalla soglia dei 60 dollari al barile. 

L’Europa investe sulle energie rinnovabili

La T&E (Transport & Environment) ha comunicato che tra il 2020-2021 saranno circa un milione le vetture elettriche immesse sul mercato europeo, circa il 5% del totale, e che il numero è destinato a raddoppiare entro l’anno successivo. 

In previsione, infatti, vi è il raddoppio dei modelli disponibili (circa 70 a fine 2018 e destinati a diventare oltre 180 nel 2020), con soluzioni sia ibride che elettriche pure. I marchi coinvolti in questa enorme operazione di salvaguardia dell’ambiente vedono:

  • Al primo posto Toyota, che negli ultimi hanno ma investito più delle altre nella realizzazione di vetture ibride a zero emissioni;
  • Al secondo posto Renault-Nissan, tra le prime che proporranno in commercio vetture elettriche pure;
  • Al terzo posto Volkswagen, con il lancio della famiglia elettrica ID, la prima utilitaria a zero emissioni che risulti essere accessibile a tutti;

Il mercato italiano, nel quale le vetture elettriche ricoprono solo l’1% degli acquisti, vedrà anch’esso una rapida crescita del settore, conformemente alle nuove norme che l’UE ha in programma.