Programmare ora il rientro a scuola

Programmare non significa gestire l’emergenza. Programmare significa predisporre un piano delle emergenze cittadine e programmare, appunto nel tempo e in tempo, gli interventi da eseguire. Per questo all’inizio di ogni campagna elettorale si predispone il programma elettorale e, in  teoria ogni sei mesi o un anno si relaziona su quello che è stato realizzato rispetto a quello programmato. Alla fine del mandato si traccia un bilancio del lavoro svolto.

Stiamo parlando della norma. Dell’almanacco del buon amministratore. Ma nella pratica le cose vanno ben diversamente.

In campagna elettorale viene presentato un libro dei sogni, con rendering in 3d e progetti faraonici, poi ci ritroviamo ogni anno ad affrontare i problemi del verde pubblico, della città sporca o delle strade dissestate. Ma ci rendiamo conto che fa molto più sensazione sui media e forse sull’opinione pubblica una strada gialla, una rotatoria spettacolare (che costa 400 mila euro) o l’annuncio di un piccolo tratto del Lungomare con asfalto catalitico ed ecologico (che costa 170 mila euro) rispetto alla sistemazione di altre strade o, ad esempio, anche della rotatoria di Porta Aurea che si presenta col fondo stradale disconnesso e le aiuole in abbandono.

Ma torniamo alla programmazione. Non si dovrebbe pensare a San Leone a giugno, come non si dovrebbe pensare alle scuole a ottobre.

A ottobre i i nostri bambini e ragazzi saranno già in classe. In una scuola che dovrebbero trovare sicura, pulita, agibile ed efficientata anche dal punto di vista termico.

Invece da diversi anni queste speranze vengono disattese e anche quest’anno, le scuole si presenteranno “impreparate” come negli anni passati.

Non ci risulta una adeguata programmazione e in ogni caso non risulta una adeguata rendicontazione sugli eventuali interventi effettuati.

Ci limiteremo anche quest’anno, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, a una passerella per fare gli auguri di buon anno scolastico agli studenti, anno che, però, devono trascorrere in un edificio che non è all’altezza del suo ruolo.

Volete qualche esempio?

Ognuno di noi conosce la situazione della propria scuola, o perché l’ha frequentata, la frequenta personalmente, oppure perché è la scuola dei propri figli o dei propri nipoti. Ci sono scuole in città che da decenni sono ospitate in appartamenti presi in affitto. I proprietari sono contenti, intere generazioni crescono nella consapevolezza che  nemmeno la scuola funziona come dovrebbe.