Di sicuro, l’allerta meteo e la chiusura delle scuole hanno evitato il peggio. Ed è un dato che va riconosciuto: la prevenzione ha funzionato, i danni alle persone sono stati scongiurati. In giornate come queste, non è un dettaglio. È la differenza tra una cronaca di disagi e una tragedia.
I danni, però, restano e si contano soprattutto lungo il litorale. A pagare il prezzo più alto sono stati i gestori dei chioschi, ma anche le strutture pubbliche a ridosso della costa: emblematica l’immagine del belvedere inaugurato in autunno, già transennato e divorato dalle onde. Un’opera nuova, simbolica, che non ha superato il primo vero banco di prova del mare d’inverno.
Il copione, per il resto, è noto. Alberi caduti sulle strade, detriti ovunque, fogne saltate, danni ambientali e odori nauseabondi che raccontano più di mille comunicati quanto fragile sia il nostro territorio. Un clima da lockdown, con la gente che ha preferito chiudere le attività e rintanarsi in casa. E, paradossalmente, anche questo ha funzionato: meno auto in strada, meno rischi, meno interventi d’emergenza.
Ma se allarghiamo lo sguardo, la domanda vera è un’altra: cosa è cambiato davvero?
In un territorio come il nostro, dove a ogni pioggia si fanno gli scongiuri, dove viabilità e infrastrutture sono da anni approssimative o precarie, lo scenario muta poco. Le strade dissestate prima restano dissestate adesso, spesso ai limiti della percorribilità. La pista ciclabile e il lungomare, che si allagavano ieri, si allagano anche oggi. Nulla di sorprendente, purtroppo.
Il maltempo non ha fatto altro che scoperchiare fragilità strutturali già note, mai risolte, spesso rinviate. E allora sì, poteva andare peggio. Ma non può bastare dirsi che è andata meglio. Perché ogni evento estremo diventa sempre più frequente, e ogni volta ci troviamo a ripetere lo stesso racconto, con gli stessi danni, le stesse promesse, le stesse attese.
La vera emergenza non è solo il ciclone di turno. È un territorio che continua a rincorrere le emergenze, invece di prevenirle. Finché non si affronterà questo nodo, ogni mareggiata, ogni pioggia intensa, ogni raffica di vento continuerà a porci la stessa domanda.
E a darci, purtroppo, sempre la stessa risposta.
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