Porto Empedocle ed il post dissesto. Amarezza, ma anche voglia di rinascita del Comune

Il comune di Porto Empedocle è ufficialmente entrato nel “dissesto finanziario”.

L’unica via, seppur dolorosa, che ha potuto percorrere l’ente per cercare di procedere al risanamento finanziario e proiettare così il Comune verso una prospettiva di rilancio che consenta anche di dare ai cittadini i servizi che meritano e ridonare dignità al paese, che ultimamente ha sofferto davvero tanto.

C’è amarezza da parte dell’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco pentastellato Ida Carmina, ma anche tanta voglia di risollevare le sorti di Porto Empedocle riportando alto il suo nome e ricordando che è anche terra natale di illustri scrittori come Luigi Pirandello e il più attuale Andrea Camilleri.

I cittadini sono accorsi in tantissimi il giorno della votazione all’unanimità del dissesto, come fosse un importante evento, una svolta dopo l’agonia.

Anche nel loro volto c’è speranza ed hanno accolto la scelta del Comune come l’inizio di una nuova pagina per Porto Empedocle.

Adesso, si pensa dunque “al dopo”, alla parte concreta post dissesto. I debiti, verranno estrapolati dal bilancio e passeranno ad una gestione straordinaria. Un’apposita commissione redigerà un piano di estinzione del debito e tratterà coi creditori mentre l’Amministrazione,  tenterà di far ripartire la macchina con grandi sacrifici. Purtroppo, lì, anche i cittadini dovranno collaborare pagando le tasse. Dal canto suo, il Comune provvederà ai tagli su tutte le voci di spesa, eventuale taglio del personale in esubero e riduzioni. La Regione e lo Stato dovranno contribuire presto anche coi trasferimenti. Alla Corte dei Conti, poi, spetterà il compito di indagare e accertare le eventuali responsabilità del dissesto finanziario.

In molti, hanno puntato il dito sulla vecchia amministrazione targata Firetto, alla guida del paese per ben 8 anni e secondo il quale, invece, l’origine del dissesto finanziario è da ricercare innanzitutto nell’evasione fiscale. In pratica, secondo Firetto, il Comune ha cercato di compensare ciò che non veniva pagato dai cittadini.

Il sindaco Carmina non lo attacca, ma si dice fiduciosa che la Corte dei Conti saprà trovare i responsabili e si augura che questi non “rovinino altri paesi”.

E a tal proposito, l’eco del dissesto è giunto anche ad Agrigento, città con a capo proprio l’ex sindaco di Porto Empedocle Lillo Firetto.

Dopo avere appreso tutti gli ostacoli che ha dovuto affrontare il Comune e la sua attuale amministrazione, c’è anche chi si mostra adesso perplesso e preoccupato per le sorti di Agrigento. Tra questi, Nuccia Palermo, Capogruppo del PDR (Sicilia Futura). Per Palermo, “non possiamo permettere che Agrigento faccia la stessa fine.”

“Non possiamo non sottolineare che lo stile di questa amministrazione è quello di una società a nome collettivo – continua il Capogruppo Palermo –  ovvero una presenza che amministra senza tener conto del confronto e quindi tecnicamente ostacolandone il possibile controllo. Porto Empedocle è colato a picco e purtroppo questo segna il fallimento politicoamministrativo di colui che ha amministrato in questi lunghi anni la città marinara.”

“Dove sono finiti, si chiede Palermo, i soldi relativi all’avanzo d’amministrazione dichiarato dal Sindaco Firetto il 2 Maggio 2015? Che fondatezza avevano le sue parole mentre dipingevano un comune sano e florido grazie alla sua guida?”

“In qualsiasi altro paese – continua il Capogruppo di Sicilia Futura – l’atto dovuto, per rispetto verso le due città coinvolte, sarebbe quello di presentare le dimissioni del mandato, a prescindere da quanto sentenzierà la Corte dei Conti, proprio perché il fallimento di Porto Empedocle segna inesorabilmente il fallimento politico di chi lo ha amministrato”.

“Purtroppo – conclude Nuccia Palermo – quella famosa dichiarazione di dissesto, ha distrutto il sogno di rinascita e di cambiamento che l’immagine del Sindaco Firetto portava con se’ segnando due città che oggi non possono più far finta di ignorare quanto accaduto. Auspichiamo, dunque, le immediate dimissioni”.