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Addio a Pietro Vecchio

11 Marzo 2026
in dalla città, Editoriali, Top
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É venuto a mancare Pietro Vecchio, all’età di 84 anni, compiuti lo scorso 1 gennaio. Negli ultimi mesi aveva affrontato con grande dignità una polmonite, seguita da un ricovero ospedaliero e da una degenza prolungata, che ne hanno progressivamente provato il fisico. Pietro Vecchio è stato un uomo che ha vissuto la politica come servizio, mai come esercizio di potere. È questo l’insegnamento più grande che ha lasciato ai suoi figli. Amava ripetere una frase semplice, ma per lui fondamentale: «Quando puoi fare un favore, devi farlo. Quando puoi aiutare qualcuno, devi aiutarlo».

Insieme a questo, raccomandava sempre di tenersi lontani dai malaffari e da ogni forma di opacità, perché la correttezza personale veniva prima di tutto. Raggiunge oggi la moglie, Giuseppina Ruoppolo, scomparsa cinque anni fa, con la quale ha condiviso una vita fatta di sacrifici, scelte coraggiose e affetto profondo. È stato un padre presente e attento per i suoi tre figli, Iose, Domenico e Laura, e un nonno affettuoso e complice, capace – con il suo carattere allegro, ironico e umano – di farsi voler bene da tutti, grandi e piccoli.

Figura molto conosciuta e stimata in città, Pietro Vecchio ha legato il suo nome a una lunghissima militanza politica. Eletto nelle file della Democrazia Cristiana, ha ricoperto per oltre quarant’anni il ruolo di consigliere comunale ed è stato più volte assessore, con deleghe di grande responsabilità, tra cui Polizia Municipale e Attività Produttive. Fu tra gli ideatori e gli organizzatori del Mandorlo in Fiore, intuendone per tempo il valore culturale e turistico per Agrigento.

Da assessore alla Polizia Municipale ebbe una visione moderna e innovativa: riuscì ad avviare una collaborazione con la Polizia Municipale di Firenze, dove già operavano le prime vigilesse, per affiancare il corpo locale e dare alla città un’immagine più accogliente, turistica e al passo coi tempi. Accanto all’impegno politico, ha avuto una intensa attività professionale e imprenditoriale. Fu funzionario della Cassa di Risparmio, istituzione alla quale rimase profondamente legato e per la cui scomparsa – con l’assorbimento prima nel Banco di Sicilia e poi in Unicredit – provò un sincero dolore.

All’interno della banca si spese anche nell’attività sindacale, sempre a tutela dei colleghi. Credeva fortemente nello sviluppo turistico di questa terra e nel valore della Sicilia. Con grande coraggio investì nel settore alberghiero, riuscendo a realizzare, in uno dei luoghi più suggestivi di Agrigento, nella zona del Caos, un albergo curato, elegante, una vera bomboniera. Un progetto portato avanti senza contributi pubblici, senza finanziamenti, affrontando enormi difficoltà ma raccogliendo anche molte soddisfazioni. Frequentava le principali fiere e borse turistiche internazionali, convinto che Agrigento e la Sicilia meritassero uno spazio di primo piano nel mondo.

Pietro Vecchio lascia un’eredità fatta di coerenza, senso del dovere, amore per la città e per la famiglia. Un esempio silenzioso ma solido, che continuerà a vivere nelle persone che lo hanno conosciuto e in chi ha camminato al suo fianco.
I funerali sono fissati per domani, mercoledì 4 febbraio, alle 16,30 nella chiesa di San Vito ad Agrigento. Dopo la funzione religiosa la salma sarà accompagnata al cimitero di Bonamorone.

I giornalisti e l’intera redazione di Agrigento Oggi si uniscono al dolore dell’editore e direttore Domenico Vecchio per la scomparsa del padre. Condoglianze a tutta la famiglia.

Il ricordo del figlio:

Papà se n’è andato a 84 anni, compiuti lo scorso 1 gennaio.

Negli ultimi mesi ha dovuto affrontare una polmonite, il ricovero ospedaliero, una degenza lunga e faticosa. Il corpo, alla fine, non ha più retto. Ma fino all’ultimo è rimasto lui: lucido, presente, dignitoso.

Mio padre, Pietro Vecchio, ha fatto politica per una vita intera. Ma non l’ha mai vissuta come un titolo, una bandiera o un privilegio. Per lui la politica era servizio. Servizio agli altri, servizio alla città, servizio alle persone.

È questo l’insegnamento più grande che mi ha lasciato. Me lo ripeteva spesso, con parole semplici, quasi disarmanti: “Quando puoi fare un gesto, fallo. Quando puoi aiutare qualcuno, aiutalo”.

E insieme a questo mi ha sempre raccomandato una cosa sola, fondamentale: stare lontano dai malaffari, dalle scorciatoie, dalla gente poco trasparente.

Oggi raggiunge mia madre, scomparsa cinque anni fa. Due vite legate da sacrifici, scelte difficili, amore vero.

È stato un padre sempre vicino a noi tre figli – Iose, Domenico e Laura – e un nonno presente, affettuoso, capace di conquistare tutti con il suo modo di fare simpatico, ironico, umano.

In città è stato molto conosciuto, soprattutto per la sua lunghissima militanza politica. Eletto per oltre quarant’anni nelle file della Democrazia Cristiana, consigliere comunale, più volte assessore, con deleghe importanti come Polizia Municipale e Attività Produttive.

Fu tra coloro che idearono Mandorlag e organizzarono il Mandorlo in Fiore, intuendone il valore culturale e turistico quando ancora non era scontato.

Da assessore alla Polizia Municipale ebbe una visione moderna, concreta: riuscì ad avviare una collaborazione con la Polizia Municipale di Firenze, dove già negli anni Ottanta operavano le prime vigilesse, per affiancare il corpo locale e dare ad Agrigento un’immagine più europea, più turistica, più aperta.

Accanto alla politica c’è stata la sua vita professionale. È stato funzionario della Cassa di Risparmio, un’istituzione alla quale era profondamente legato. Si addolorò molto quando la banca fu assorbita prima dal Banco di Sicilia e poi da Unicredit. Anche lì si spese nell’attività sindacale, sempre dalla parte dei colleghi.

Credeva profondamente nello sviluppo turistico di questa terra. Amava la Sicilia, i suoi valori, la sua bellezza. Con grande coraggio investì nel settore alberghiero, riuscendo a realizzare, nella zona del Caos, uno degli angoli più belli di Agrigento, un albergo curato, elegante, una vera bomboniera. Un progetto portato avanti senza aiuti, senza contributi, senza finanziamenti, affrontando difficoltà enormi, ma anche regalando soddisfazioni vere. Frequentava le principali borse turistiche internazionali, convinto che Agrigento meritasse di essere conosciuta e rispettata nel mondo.

Era profondamente impegnato nello sport. Amava l’Akragas dei tempi d’oro, difese Franco Scoglio e i presidenti Zicari, Randazzo, senza esitazioni. La seguiva anche in trasferta, a Taranto, Bari e Salerno, vivendo il calcio come passione autentica e identitaria.

Ma fu vicino anche al basket: da giovane giocava a pallacanestro ed è stato dirigente della Fortitudo, restando sempre legato ai valori dello sport come scuola di vita.

Papà lascia tanto. Non solo incarichi o ricordi pubblici. Lascia un modo di stare al mondo fatto di coerenza, onestà, rispetto, leggerezza e umanità.

E soprattutto lascia a me, a noi, una responsabilità: provare ogni giorno a essere all’altezza di ciò che ci ha insegnato.

— Domenico

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Tags: agrigentodemocrazia cristianalutto AgrigentoMandorlo in fiorePietro Vecchiopolitica agrigentina
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