Per Miccichè vittoria su tutti i fronti. Di Mauro è rimasto l’ago della bilancia

Miccichè vince su tutti i fronti. La sua non è solo una vittoria aritmetica ma anche strategica.

Per comprendere il dato di Agrigento bisogna andare indietro di 5 anni. Nel 2015 Firetto fu eletto al primo turno con l’appoggio tra gli altri di «Uniti per la Città», lista in quota Roberto Di Mauro e Nuovo Centro destra di Angelino Alfano. Alla scadenza elettorale ritrova «Uniti per la città» ma questa volta da avversario. La componente di Di Mauro però si è rafforzata perchè nel frattempo ha fatto da casa ai resti di quel NCD, convogliato proprio in quota al vicepresidente vicario dell’ARS, considerato che nel frattempo Alfano ha lasciato la politica. Solo una piccola componente di quell’esperienza ri- mane con Firetto ed i numeri sono impietosi.

Il dato sarebbe stato netto già al primo turno se non fosse che nel frattempo l’onorevole Carmelo Pullara ha deciso con le sue due liste «Onda» e «Noi» di appoggiare pro- prio il sindaco uscente. Un apporto non indifferente, senza il quale Firetto, numeri alla mano, probabilmente avrebbe perso già al primo turno. Al ballottaggio Miccichè si rafforza. La strategia politica di ricompattare il centrodestra funziona. Lo sfidante ha ottenuto 13.156 voti, mentre l’uscente 8.615 consensi. Firetto al ballottaggio ha preso meno voti rispetto al primo turno (8.615 contro 8.813), Miccichè ne ha presi di più (13.156 contro 11.564). Dato ancora più significativo se si pensa che al primo turno hanno vo- tato 32.699 agrigentini, al ballottaggio oltre diecimila in meno (solo 22.124).

L’ortopedico che di Firetto fu assessore vince anche su chi ha impostato la campagna elettorale contro Di Mauro. Il medico, parte civico, ricompatta il centrodestra, sovverte ogni pronostico e vince senza sbagliare un colpo, il resto lo fanno gli elettori.

Sui social in questi giorni se ne sono lette di tutti i colori, compresa l’affermazione che «Agrigento non può cadere nelle mani del puparo».

A margine di tutti questi coloriti e fantasiosi modi di pensare e ragionare, viene fuori il potere del popolo.

La democrazia stabilisce il principio sacrosanto che la sovranità appartiene al popolo ed anche quello agrigentino nel rispetto di tutte le regole l’ha esercitata, scegliendo tra due stili diversi, quello di Firetto e quello di Miccichè. Optando per quest’ultimo a larga maggioranza sin dal primo turno, quando, per tanto tempo durante lo scrutinio, sembrava possibile anche l’elezione senza passare al ballottaggio.

Miccichè entra così a Palazzo di Città con una maggioranza solida e con la sicurezza di poter governare.

In giunta vengono designati Aurelio Trupia, commercialista, già presidente del consiglio comunale. A lui dovrebbe andare la delega di vicesindaco e del bilancio. Giovanni Vaccaro, cardiologo, per lui sanità e servizi cimiteriali. Francesco Picarella, albergatore, lascia la presidenza di Confcommercio per ricevere verosimilmente delega di turismo e attività produttive. Gianni Tuttolomondo, indicato dal presidente Musumeci potrebbe avere la delega di politiche giovanili e pari opportunità, poi Costantino Ciulla (Fratelli d’Italia) a cui potrebbe andare la de- lega alle periferie, Gerlando Principato (Facciamo squadra), è ingegnere e dovrebbe occuparsi di lavori pubblici ed urbanistica. Marco Vullo, il più votato della lista Uniti per la città, potrebbe occuparsi di servizi sociali. Da capire che delega attribuire ad Antonino Costanza Scinta, primo dei non eletti in quota Forza Italia e a Roberta Lala che era stata indicata al ballottaggio in sostituzione del filosofo Diego Fusaro (Vox). Poi c’è la delega alla Polizia Locale, tanto cara a Francesco Miccichè che già ne era stato assessore proprio nella giunta Firetto. Questa delega po- trebbe decidere di tenerla proprio il sindaco.