Per la Scala dei Turchi servirebbe Mosè: o più semplicemente un pontile galleggiante

REALMONTE. Servirebbe un nuovo Mosè, lui che divise le acque per far passare il popolo ebraico, alla Scala dei Turchi di Realmonte. I turisti, infatti, che vogliono raggiungere la suggestiva scogliera di Marna bianca che tutto il mondo ci invidia, devono attraversare il mare. Questo perché, dal 17 dicembre del 2017 (per chi non è superstizioso sarebbe solo una data), il Comune di Realmonte ha fatto ordinato il divieto di accesso alla scala dei Turchi attraverso l’arenile per il pericolo crollo di alcuni massi che si staccano dal costone. In realtà i furbetti ci passano, del resto ci sono solo alcuni volontari che danno informazioni ma non hanno alcun potere di multare o di imporre il rispetto dell’ordinanza. Tra i furbetti, dunque, gli altri vanno “per mare”.

E non è un percorso, facile. Anzi. Come la definisce Andrea Barbera, è una “Via crucis”: il turista che ci ha scelto per trascorrere le vacanze e che quindi dovremmo accogliere, ringraziare, e trattarlo con i guanti di velluto deve immergersi nell’acqua, scansare le pietre che ci sono e che sono anche scivolose e dopo tanta fatica potrà avere l’agognato premio di poter salire sulla scogliera e godere del panorama unico.

“Qui è così che gli facciamo passare il tempo al turista – dice Andrea Barbera – guadando un tratto di mare in mezzo a lastroni di argilla pericolosamente scivolosi, un percorso senza cognizione di causa. 
Qui si gioca d’azzardo, con il nostro futuro”.

Il Comune di Realmonte dice di aver installato una passerella di 7 metri che in realtà esiste, ma il percorso da fare è di circa 60 metri. Sarebbe stato meglio un pontile galleggiante o qualsiasi altra invenzione per evitare questa “figuraccia” mondiale. Il sindaco Lillo Zicari non parla e si trincera dietro ad un mutismo selettivo (non ha risposto al telefono per una replica).

Poi c’è l’obbrobrio della rete metallica con i cartelli dei divieti che indicano il rischio crollo. “La recinzione di uno zoo – dicono alcuni turisti su facebook”.

“Ma tanto che ce frega: noi c’abbiamo la Scala dei Turchi”.