“Non sapevo che il mare fosse salato”, presentazione del libro di Capovilla e Tusset

La Libreria Paoline di Agrigento, in collaborazione con Pax Christi e Laici Missionari Comboniani di Agrigento, organizzano un incontro Giovedì 25 ottobre 2018 ore 17.30 con Don Nandino Capovilla e Betta Tusset, autori del libro “Non sapevo che il mare fosse salato”.

 Ad intervenire il Cardinal Francesco MONTENEGRO, Arcivescovo Metropolita di Agrigento e Presidente Caritas Italiana. Modera Alberto Todaro..

 IL LIBRO

“Ci hanno letteralmente lanciati dentro una barca. Circa venti in un gommone. Quattro giorni di viaggio. Niente acqua. Niente cibo. A un certo punto ho bevuto acqua di mare. Non sapevo che il mare fosse salato”. Così ricorda Festus, uno dei cinque ragazzi giunti fortunosamente dall’Africa in Italia attraverso il Mediterraneo, che raccontano la loro storia nel nuovo libro di don Nandino Capovilla e Betta Tusset e che ha come titolo proprio una frase di Festus: Non sapevo che il mare fosse salato.

Chiamati dai media e dell’opinione pubblica “profughi”, “rifugiati”, “migranti”, per don Nandino e le cinque mamme (tra cui la coautrice) che si prendono cura di loro sono semplicemente “i figli del mare”. Amadou (dal Gambia), Festus (dalla Nigeria), Moussa (dal Mali), Ousain (dal Senegal) e Mady (dal Burkina Faso) hanno visto spalancarsi le porte della canonica, ma soprattutto si è aperto il cuore del parroco e delle cinque donne che li aiutano a vivere una vita più dignitosa. Spesso si sono lasciati alle spalle guerra e povertà, ma anche nel nostro Paese il loro futuro non è privo di punti interrogativi. A infondere coraggio e ad alimentare la speranza ci sono momenti semplici di vita condivisa, ci sono le lezioni d’italiano, c’è la festa per il diciottesimo compleanno di Mady, arrivato qui solo e minorenne. Nel libro, alle loro parole si alternano le riflessioni e i pensieri del parroco e di Adriana, Alessandra, Anna, Betta e Laura: madri che si trovano a fare confronti sulla diversità dei destini e l’uguaglianza delle aspirazioni a una vita normale che dividono e al tempo stesso uniscono i loro figli a questi figli del mare. Grazie al loro impegno, “tante solitudini sono diventate amicizia e condivisione”, scrive nella Prefazione monsignor Francesco Montenegro. Ma anche “grazie a quei fratelli”, scrive ancora l’arcivescovo di Agrigento, “che, venendo nella nostra terra, ci permettono di aprire il nostro cuore per farci entrare dentro il mondo”.

 

Scrivono gli autori nell’introduzione, rivolgendosi proprio ai 5 protagonisti del libro: “Vi dicono profughi, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, ma, vi prego: ripetetemi ancora una volta i vostri nomi, mostratemi il vostro volto, narratemi le vostre storie, anche se poi non dormirò. Siete entrati nella mia vita come nella mia casa: con timidezza rispettosa e stupita meraviglia. Le vostre madri vi hanno detto vai, confidando nell’abbraccio del cuore. Ma non sapevano di chi, se e dove. Ogni volta che parliamo o ceniamo insieme non riesco a immaginare quali pensieri passati sovrapponete al vostro stare qui, ora. Amadou, Mady, Moussa, Festus e Ousain, non stancatevi di noi, dei nostri silenzi, del letto che manca, degli sterili abbracci. Siamo noi che dobbiamo ancora diventare grandi, pur avendone avuto il tempo”.