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Non chiediamo quanto guadagnate. Chiediamo quanto vale il vostro lavoro

23 Agosto 2026
in Editoriali
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Non chiediamo quanto guadagnate. Chiediamo quanto vale il vostro lavoro

Le cifre ormai le conosciamo. Sindaco, vicesindaco, assessori, presidente e vicepresidente del Consiglio comunale, consiglieri: per ciascuno esiste un’indennità o un gettone, stabilito sulla base di parametri e norme precise.

E proprio per questo, forse, sarebbe troppo facile fermarsi al conto degli euro e trasformare ancora una volta la questione in una polemica sugli «stipendi della politica».

Non è questo il punto.

La domanda che Agrigento dovrebbe porsi è un’altra: quanto costano complessivamente i propri organi politici e, soprattutto, quale valore sono chiamati a produrre in cambio di quel costo?

Perché 6.273,89 euro lordi al mese per il sindaco, 4.705,42 per il vicesindaco e 3.764,34 per il presidente del Consiglio comunale e per gli assessori con indennità piena non sono, di per sé, uno scandalo. Sono importi determinati sulla base dei parametri previsti dalla normativa.

Nel caso del sindaco, inoltre, i 6.273,89 euro comprendono 4.596 euro di indennità e 1.677,89 euro di contributo regionale. Anche per altri amministratori una parte dell’importo è collegata al contributo previsto dalla normativa regionale.

E anche il gettone di 32,53 euro riconosciuto ai consiglieri per l’effettiva partecipazione alle sedute non può essere raccontato semplicemente come una spesa arbitraria. Si tratta del valore massimo previsto per la partecipazione alle sedute del Consiglio e delle commissioni consiliari, secondo il provvedimento adottato dal Comune.

Insomma, dire semplicemente «la politica si aumenta lo stipendio mentre i cittadini pagano» rischierebbe di essere una semplificazione.

Ma chiarire questo aspetto non significa chiudere la questione.

Significa, semmai, porre quella più importante.

Il punto è un altro.

Quanto valore produce per Agrigento la classe dirigente che quei compensi riceve?

È una domanda diversa. E, soprattutto, è una domanda che vale la pena fare adesso.

La città ha una nuova amministrazione, una nuova Giunta e un nuovo Consiglio comunale. Siamo all’inizio di un mandato. Non è dunque il momento di presentare il conto alla politica: è il momento di aprire il conto.

Un conto fatto non soltanto di euro, ma di obiettivi.

Il sindaco e la sua Giunta dicano quali sono le priorità dei prossimi mesi. Il Consiglio comunale indichi a sua volta gli obiettivi che intende perseguire nell’esercizio delle proprie funzioni di indirizzo e controllo.

Non servono proclami.

Servono obiettivi misurabili: opere da avviare, servizi da migliorare, problemi da risolvere, tempi da rispettare.

Perché tra un anno sarà possibile tornare su quegli obiettivi e verificare che cosa è stato fatto.

È questo il modo più serio di parlare dei compensi della politica.

Non chiedendo a un amministratore se sia «troppo» pagato, ma chiedendogli se sia all’altezza del compito per il quale viene pagato.

Vale anche per il Consiglio comunale.

Il gettone di 32,53 euro riconosciuto ai consiglieri per la partecipazione alle sedute non dovrebbe diventare il simbolo di una polemica sul costo della politica. Dovrebbe diventare, piuttosto, l’occasione per parlare della qualità del lavoro consiliare.

Quante sedute portano a decisioni concrete? Quante commissioni arrivano a una conclusione? Quante interrogazioni ottengono risposte? Quante proposte si traducono in atti concreti?

Perché il problema non è il costo di una singola seduta.

Il vero problema sarebbe avere una politica che costa senza produrre risultati.

Sono domande che non hanno nulla di scandalistico.

Sono semplicemente domande di buona amministrazione.

Perché la trasparenza non può essere soltanto pubblicare una determina con una cifra. La vera trasparenza consiste nel mettere quella cifra accanto a un risultato.

Questo è quanto costa. Questo è ciò che è stato fatto. Questo è ciò che resta da fare.

Sarebbe un salto di qualità anche nel modo di raccontare la politica.

Agrigento non ha bisogno dell’ennesima indignazione sugli stipendi degli amministratori. Ha bisogno di sapere se chi amministra la città è capace di trasformare il proprio mandato in risultati.

Gli amministratori non devono vergognarsi del compenso previsto dalla legge.

Ma nemmeno i cittadini devono vergognarsi di chiedere conto del lavoro svolto.

Perché alla fine la domanda vera non è:

«Quanto guadagnate?»

È molto più semplice, e molto più difficile:

«Quanto vale, per Agrigento, il vostro lavoro?»

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