Nasce TRAME, la sartoria sociale di Caritas Agrigento

Si chiama TRAME ed è un’officina sociale dove le storie di uomini e donne si intrecceranno per dare vita ad un tessuto ricco di senso e umanità.

È un’ opera  segno di Caritas Diocesana Agrigento, quell’insieme di iniziative, servizi, strutture e progetti, gestiti da operatori e volontari, che costituiscono la risposta della comunità cristiana ai vari bisogni rilevati nel territorio.

Valorizzare le storie di chi vi sarà coinvolto sarà l’obiettivo principale, intesserle in una trama unica il suo senso. L’inaugurazione è in programma giovedì 21 ottobre alle 17.30 in via Atenea 301, alla presenza del Vicario Generale don Giuseppe Cumb.  “Crediamo, che le storie di ciascuno siano significative e preziose e che non ci sia nessuna storia che non meriti di essere conosciuta e raccontata” dice Valerio Landri,direttore di Caritas Agrigento e presidente della Fondazione Mondoaltro, suo braccio operativo.

Gestita dagli operatori e dai volontari di Caritas Diocesana, la Sartoria sociale offrirà non solo uno spazio per la trasmissione di saperi artigianali ma anche il tempo della condivisione dei percorsi di vita di chi vi sarà coinvolto.

TRAME sarà anche uno spazio di formazione non formale, in cui fare esperienza di Intercultura (il mercoledì pomeriggio, dalle 17 alle 19) ed aprirsi alla Mondialità con le attività del Grem, il gruppo di educazione alla Mondialità. Sarà la nuova sede dello Sportello di Orientamento al Volontariato (il martedì pomeriggio e il venerdì mattina) e sempre lì verranno proposti gli appuntamenti della Biblioteca vivente, i cui libri umani potranno raccontarsi e consegnarsi a giovani lettori.

Ma questo spazio – continua Valerio Landri – è stato anche pensato per raccontare alla città la multiforme azione di Caritas Diocesana Agrigento e della sua Fondazione Mondoaltro. “TRAME, finanziata con i fondi dell’ 8xmille all’interno del progetto Hold, un progetto finalizzato a favorire l’inclusione sociale di migranti residenti sul territorio agrigentino, è la nostra vetrina – aggiunge –  aperta sul salotto buono della città, un’Opera-Segno di una Chiesa che abita il territorio e che da esso si lascia abitare.”