Misure compensative per i disagi causati da sbarchi e covid

Parlare d’immigrazione è sempre un campo minato. Tanti, troppi sono i fattori coinvolti, e spesso le posizioni sono tutte giuste ma antitetiche. Ci sono esigenze umanitarie, economiche, bisogni lavorativi e giustificazioni demografiche. Ma ci sono anche rischi sanitari, disagi per le popolazioni e infiltrazioni criminali. Per non parlare della violenza dei traghettatori, dei naufragi, delle infiltrazioni illegali di delinquenti comuni eccetera.

Si cerca, quindi, di creare dei filtri per regolamentare per quanto possibile questi flussi che spesso vengono segretamente gestiti dai capi di Stato frontalieri o dai signori della guerra per ricevere dall’Europa ricchi incentivi economici.

Ma anche gli Stati più esposti, come l’Italia, la Spagna e la Grecia chiedono all’Europa misure economiche straordinarie per fare fronte alle ondate di sbarchi che impegnano le forze dell’ordine, la magistratura, le strutture sanitarie e anche strutture straordinarie come gli Hotpoint, i centri di accoglienza (Cas) o i centri richiedenti asilo (Cara) per non parlare dei traghetti di linea e della Nave “Quarantena”. Così molti imprenditori hanno trasformato case, hotel e navi in centri di accoglienza, per avere la certezza di guadagni sicuri che il turismo non garantisce più. Ci guadagnano anche le navi Ong che vengono finanziate per svolgere le loro missioni umanitarie.

Insomma, tutti ci guadagnano. Tutti tranne il territorio, che è l’unico a venire devastato da questa politica. Lampedusa perde il turismo e la certezza del Covid free, come la costa agrigentina, dove qualcuno ha deciso di far sbarcare tutti i migranti e di lasciare una nave quarantena da Covid a poche decine di metri dalla costa, dove scarica continuamente i suoi rifiuti e che alcune frettolose testate nazionali hanno usato per dire che ad Agrigento c’è un nuovo focolaio (ed abbiamo visto piovere disdette per le nostre strutture ricettive). 

A questo punto sarebbe giusto che il territorio, attraverso la sua classe politico-amministrativa, i suoi sindacati o le sue associazioni di categoria, chiedesse al Governo centrale e magari all’Europa, il giusto risarcimento per il danno che continua a subire.

Una misura di compensazione, come quella che viene pagata, ad esempio dall’Anas, per il disagio causato nel costruire strade e ponti. In questo modo il territorio potrebbe avere il giusto ristoro per i disagi subiti e reinvestirlo per sperare in una ripresa economica e un ritorno alla normalità