Migranti contagiati, occorre un rigurgito d’orgoglio dei siciliani

Lo avevamo paventato qualche settimana fa. Abbiamo scritto che tenere aperte le nostre coste ci esponeva a un rischio di contagio e quindi alla necessità di una nuova quarantena. Nessuno ha preso nella seria considerazione l’allarme lanciato e le conseguenze oggi sono arrivate: 28 contagiati sulla Moby Zazà. 

Quella che il viceministro Cancelleri ha scambiato per una nave turistica, ora è diventata un ospedale Covid. Solo che non vi sono solo i 28 contagiati ma anche altre 220 persone ospitate più i membri dell’equipaggio. In altre parole un focolaio di Covid 19 a poche decine di metri da Porto Empedocle e da San Leone.

E non possiamo certo stare tranquilli. Apprezziamo che con l’arrivo della Moby Zazà questi migranti non vengono più portati a Lampedusa o a Porto Empedocle, dove le conseguenze sarebbero state ben più gravi, ma non apprezziamo che la nostra costa sia diventata, o forse è ritornata, la porta dell’Europa.

Diversi ministri avevano dichiarato i nostri porti non sicuri a causa dell’emergenza Covid e invece ci ritroviamo a vedere la Sea Watch arrivare a Porto Empedocle a scaricare il suo carico di migranti, purtroppo infetti. 

Ma a questo punto, a cosa è servito impedire ai nostri conterranei di scendere in Sicilia nei mesi scorsi? A cosa è servita la lunga quarantena che abbiamo fatto a casa?

Siamo di nuovo a rischio contagio e probabilmente torneranno presto delle nuove limitazioni.  Nel frattempo abbiamo messo la pietra tombale sulla nostra residua speranza di ripresa del turismo grazie a una terra Covid free.

E’ evidente che non ci possono essere condivisioni su questa scelta del Governo che ci penalizza oltremodo.

Non vogliamo essere discriminatori e nemmeno ipocontriaci, ma una soluzione alternativa a Lampedusa e a Porto Empedocle (per non parlare di Siculiana e Villaggio Mosè)  il Governo deve trovarla. E il Governatore Musumeci non può limitarsi a dire il fatto. Deve farsi carico di adottare adeguate iniziative, come sono state fatte per chiudere l’accesso da Messina, gli aeroporti e i porti… e non solo per gli italiani.

FOTO Vincenzo Augello