Nel suo intervento per la cerimonia di chiusura di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, il sindaco Francesco Miccichè ha definito l’atto finale come «un momento che per le istituzioni assume un valore profondo di sintesi, di bilancio e di responsabilità», chiarendo fin dall’inizio che la conclusione dell’anno non doveva essere letta come un semplice passaggio formale.
«Concludere l’esperienza di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 non è soltanto un atto formale – ha detto – ma un’opportunità per restituire una lettura equilibrata e consapevole del percorso compiuto, dei risultati raggiunti e delle prospettive che questo cammino consegna al futuro».
Miccichè ha rivendicato le ragioni della designazione, sottolineando come Agrigento sia stata scelta «non soltanto per la grandezza e il valore universale del suo patrimonio storico, archeologico e paesaggistico, ma per la capacità di proporre una visione», una visione nella quale «la cultura è strumento di crescita civile, di coesione sociale e di sviluppo sostenibile».
Il sindaco ha riconosciuto la complessità del percorso: «Essere Capitale Italiana della Cultura ha significato affrontare una sfida complessa», che ha imposto alle istituzioni «la necessità di costruire un modello organizzativo solido, capace di crescere nel tempo», attraverso «ascolto, adattamento e miglioramento continuo».
Nel bilancio tracciato dal primo cittadino, Agrigento avrebbe consolidato il proprio ruolo culturale: «La cultura è diventata una presenza stabile nella vita della città», attraversando luoghi e comunità e producendo «una maggiore visibilità nazionale e internazionale». Ma Miccichè ha insistito soprattutto su un aspetto che va oltre gli eventi: «Agrigento ha maturato una nuova consapevolezza del proprio ruolo», non più solo come città custode di un patrimonio, ma come «comunità capace di esercitare una funzione culturale attiva, responsabile e riconoscibile».
Ampio il riferimento ai luoghi della cultura, indicati come eredità concreta dell’anno della Capitale. «Nuovi spazi culturali sono nati in città come vere e proprie infrastrutture civiche al servizio della comunità», ha affermato, citando il Museo multimediale Metaphorà, il ruolo del Parco archeologico della Valle dei Templi e del Teatro Pirandello, oltre all’ex Carcere di San Vito «ripensato come luogo di memoria, riflessione e produzione culturale».
Nel passaggio finale, Miccichè ha richiamato il tema del lascito: «Il compito che ci attende, ora, è trasformare questa esperienza in un vero lascito», chiarendo che Agrigento 2025 «non si tratta di un evento a scadenza, ma di un processo che richiede continuità, metodo e capacità di consolidamento».
Da qui il passaggio di consegne: «È in questo spirito che oggi Agrigento passa il testimone a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026», ha detto il sindaco, rivolgendole «un augurio sincero». Per Agrigento, invece, «questo passaggio segna l’inizio di una nuova fase», nella convinzione che «la cultura richiede continuità, responsabilità e visione».
il discorso del sindaco :
Illustrissime Autorità civili, militari e religiose
Cari concittadini
Gentili ospiti
Con grande gioia e profondo onore ci apprestiamo a vivere questa cerimonia conclusiva.
Un momento che per le istituzioni assume un valore profondo di sintesi, di bilancio e di responsabilità.
Concludere l’esperienza di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 non è soltanto un atto formale, ma un’opportunità per restituire una lettura equilibrata e consapevole del percorso compiuto, dei risultati raggiunti e delle prospettive che questo cammino consegna al futuro.
Agrigento è stata scelta come Capitale Italiana della Cultura non soltanto per la grandezza e il valore universale del suo patrimonio storico, archeologico e paesaggistico, ma per la capacità di proporre una visione.
Una visione culturale fondata sulle relazioni, sull’incontro e sulla trasformazione, che ha riconosciuto nella cultura uno strumento di crescita civile, di coesione sociale e di sviluppo sostenibile, capace di tenere insieme identità, comunità e contemporaneità.
Sin dall’inizio, questo progetto ha richiesto un impegno serio e progressivo. Essere Capitale Italiana della Cultura ha significato affrontare una sfida complessa, che ha posto le istituzioni davanti alla necessità di costruire un modello organizzativo solido, capace di crescere nel tempo.
È stato un percorso che ha richiesto capacità di ascolto, adattamento e miglioramento continuo, sempre nel rispetto delle responsabilità pubbliche e dell’interesse generale.
Nel corso dell’anno, Agrigento ha progressivamente consolidato il proprio ruolo culturale. La cultura è diventata una presenza stabile nella vita della città, attraversando luoghi e comunità, coinvolgendo il centro urbano e il territorio provinciale, creando occasioni di confronto, produzione culturale e partecipazione.
I risultati sono stati concreti: una maggiore visibilità nazionale e internazionale, che ha generato nuove opportunità per il sistema economico locale legato alla cultura.
Accanto a questi risultati, vi è un dato più profondo che merita di essere sottolineato: Agrigento ha maturato una nuova consapevolezza del proprio ruolo.
Non soltanto città custode di un patrimonio straordinario, ma comunità capace di esercitare una funzione culturale attiva, responsabile e riconoscibile, in dialogo con il Paese e con il panorama internazionale.
In questo contesto, nuovi spazi culturali sono nati in città come vere e proprie infrastrutture civiche al servizio della comunità e come strumenti di una visione culturale di lungo periodo.
Desidero ricordare il Museo Multimediale della Città “Metaphorà”, spazio innovativo pensato per raccontare Agrigento attraverso nuovi linguaggi e nuove modalità di fruizione, ospitato nell’Ex Collegio dei Padri Filippini, restituito alla città dopo un importante intervento di recupero.
Il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e il Teatro Pirandello hanno confermato la propria centralità, ospitando numerose attività, sia collaterali sia previste dal dossier, svolgendo un ruolo costante di presidio culturale e di produzione artistica.
Accanto ai luoghi consolidati, anche spazi di forte valore simbolico sono stati progressivamente restituiti a una nuova funzione culturale, come l’Ex Carcere di San Vito, ripensato come luogo di memoria, riflessione e produzione culturale.
Parallelamente, proseguono i lavori per l’apertura del Museo Civico, nuovo spazio culturale della città, che rappresenta un investimento sul futuro e un ulteriore tassello nel rafforzamento dell’offerta culturale cittadina.
Nel loro insieme, questi luoghi testimoniano una visione che considera la cultura come sistema, fondato su continuità, responsabilità e progettualità nel tempo.
In questo quadro, l’accoglienza ha rappresentato una cifra costante del modo in cui Agrigento ha interpretato il proprio ruolo: accoglienza delle persone, delle idee, delle esperienze.
Un’accoglienza costruita con equilibrio e misura, che ha consentito al territorio di proporsi come spazio aperto e inclusivo, nel quale la cultura ha agito come strumento di dialogo e di coesione.
Le associazioni culturali, gli operatori, i volontari, il mondo della scuola, dell’università e delle attività produttive hanno contribuito in modo concreto, rendendo possibile un’esperienza che non è rimasta confinata all’ambito istituzionale, ma ha coinvolto la comunità nel suo insieme.
Questo patrimonio di competenze e relazioni rappresenta uno dei lasciti più significativi di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
A livello nazionale, desidero rivolgere un deferente ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui attenzione al valore della cultura come fondamento della vita democratica rappresenta un riferimento alto e autorevole per le istituzioni e per le comunità locali.
Un ringraziamento va alla Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, per il sostegno istituzionale e per l’attenzione riservata al ruolo strategico delle Capitali Italiane della Cultura come strumenti di coesione e sviluppo.
Desidero quindi ringraziare il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per aver accompagnato questo percorso con competenza, equilibrio e senso delle istituzioni e per la presenza di una sua rappresentanza, oggi, in questa sala.
A livello regionale, rivolgo un sentito ringraziamento al Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, per il sostegno e la costante attenzione riservati a questo progetto, così come al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, per essere stato al nostro fianco sin dall’inizio di questo viaggio, quando nel lontano 28 marzo 2023, ha accompagnato e rappresentato la delegazione agrigentina al cospetto della Commissione Ministeriale esaminatrice.
Ringrazio inoltre l’Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, per il lavoro svolto e per l’attenzione dimostrata verso il territorio, e l’Assessore regionale al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo, Elvira Amata.
Un ringraziamento va altresì ai deputati agrigentini, nazionali e regionali, per il sostegno istituzionale e l’attenzione riservata a questo percorso.
A livello territoriale e locale, desidero ringraziare i Comuni della provincia di Agrigento e i loro Sindaci, che hanno condiviso questo percorso con spirito di collaborazione e senso di responsabilità, contribuendo a dare a questa esperienza una dimensione realmente territoriale e inclusiva.
Un ringraziamento va alla Fondazione Agrigento 2025, per l’efficace lavoro di coordinamento e la gestione di un anno complesso e articolato, e alla Fondazione Teatro Pirandello, che ci ha accolto nella splendida cornice di questo teatro, ospitando costantemente eventi e iniziative culturali e svolgendo un lavoro quotidiano di grande valore a servizio della produzione artistica e della comunità.
Un ringraziamento sentito va inoltre al Libero Consorzio Comunale di Agrigento e al Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi per la collaborazione istituzionale e la costante disponibilità dimostrata lungo tutto il percorso.
Ringrazio la Giunta comunale, il Presidente del Consiglio Comunale e l’intero Consiglio Comunale per il contributo istituzionale garantito lungo tutto il percorso.
Un ringraziamento particolare va al Segretario comunale e ai dirigenti comunali per il ruolo di garanzia e coordinamento svolto con competenza e rigore, e a tutto lo staff dell’Ufficio di Gabinetto, per la professionalità e la dedizione dimostrate.
Il compito che ci attende, ora, è trasformare questa esperienza in un vero lascito.
Per Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 non si tratta di un evento a scadenza, ma di un processo che richiede continuità, metodo e capacità di consolidamento. Rendere strutturali le buone pratiche avviate e proseguire nell’investimento culturale rappresenta una responsabilità che va oltre le scadenze formali.
È in questo spirito che oggi Agrigento passa il testimone a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026. A L’Aquila rivolgiamo un augurio sincero, certi che saprà interpretare questo ruolo con equilibrio, profondità e senso delle istituzioni.
Per Agrigento, questo passaggio segna l’inizio di una nuova fase: una fase fondata su una maggiore consapevolezza, su un impegno che prosegue nel tempo e su una convinzione maturata in questo anno: la cultura richiede continuità, responsabilità e visione.
Agrigento ha posto basi importanti; spetta ora alle istituzioni e alla comunità continuare a farle crescere, insieme, uniti e coesi verso la stessa direzione.
Grazie a tutti.
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