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Home » Politica » Maddalusa, Valenza incalza Sodano: «Manifestare non basta, il sindaco usi tutti gli strumenti»

Maddalusa, Valenza incalza Sodano: «Manifestare non basta, il sindaco usi tutti gli strumenti»

28 Agosto 2026
in Politica
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La neo avvocata e coordinatrice regionale dei giovani di Noi Moderati interviene da libera cittadina al Consiglio comunale aperto. Nel mirino la gestione dell’emergenza idrica, il ruolo del Comune dentro AICA e il nodo degli immobili abusivi: «Dare acqua a una persona non significa sanare una casa»

AGRIGENTO – «Sindaco, ma lei contro chi stava manifestando? Contro se stesso?». È uno dei passaggi più duri dell’intervento di Arianna Valenza durante il Consiglio comunale aperto dedicato all’emergenza idrica di Maddalusa.

Valenza, neo avvocata e coordinatrice regionale dei giovani di Noi Moderati, ha preso la parola in qualità di libera cittadina, costruendo però un intervento dal contenuto inevitabilmente politico e amministrativo.

Il punto di partenza è la condizione nella quale continuano a vivere numerose famiglie della contrada.

«Non può più definirsi soltanto un’emergenza idrica – ha detto – ma rappresenta una questione politica, amministrativa e soprattutto umana».

Valenza si è quindi rivolta direttamente al sindaco Michele Sodano, richiamando alcune delle parole utilizzate durante la campagna elettorale: coraggio, responsabilità, trasparenza e quella «rivoluzione gentile» diventata uno degli elementi della comunicazione politica dell’attuale primo cittadino.

«Una rivoluzione, per quanto gentile, deve necessariamente produrre un cambiamento e Maddalusa, purtroppo, questo cambiamento ancora non lo vede».

«Il sindaco manifesta, ma è lui che deve decidere»

Il passaggio politicamente più tagliente riguarda la manifestazione dell’8 agosto davanti al Comune, alla quale partecipò anche Sodano.

«Quando si manifesta – ha osservato Valenza – si chiede a chi governa di intervenire. E dunque i cittadini di Maddalusa chiedono a chi governa di agire».

Da qui la domanda rivolta direttamente al primo cittadino: «Sindaco, ma lei contro chi stava manifestando? Contro se stesso?».

Secondo Valenza si sarebbe creato un «cortocircuito» tra il ruolo di chi protesta e quello di chi è chiamato ad assumere le decisioni.

«Non basta stare accanto ai cittadini nelle fotografie e nelle proteste. Bisogna stare accanto ai cittadini negli atti amministrativi, nelle decisioni e soprattutto nell’assunzione di responsabilità».

«Dare acqua non significa sanare gli abusi»

Valenza ha affrontato anche il nodo più delicato dell’intera vicenda: la condizione urbanistica degli immobili di Maddalusa.

La posizione espressa in aula è netta: garantire l’accesso all’acqua e affrontare gli abusi edilizi sarebbero due questioni distinte, che devono essere trattate entrambe senza confonderne gli effetti.

«Qui nessuno sta chiedendo di cancellare un abuso edilizio con un colpo di spugna. Dare acqua a una persona non significa sanare una casa. Sono due questioni che, seppur strettamente correlate, vanno entrambe affrontate».

Critiche anche alla soluzione emergenziale adottata attraverso il COC e alla delimitazione delle categorie di soggetti fragili ammessi al rifornimento.

«Da quando il bisogno dell’acqua dipende dall’età, da una percentuale di invalidità o dall’appartenenza a una categoria amministrativa? Una famiglia che non rientra in quei parametri può forse vivere senza acqua?».

AICA, Valenza: «Il Comune è socio, Sodano non è un commentatore»

Altro fronte è quello di AICA.

Valenza parte dalle critiche che lo stesso sindaco ha rivolto pubblicamente alla gestione e alla governance dell’azienda idrica, ma ribalta la prospettiva sul ruolo del Comune.

«Un sindaco non è un commentatore. Il Comune è socio di AICA. Il sindaco può promuovere iniziative istituzionali, coinvolgere gli altri sindaci e utilizzare gli strumenti politici e amministrativi a sua disposizione per tentare di incidere proprio su quella governance che oggi critica, fino a cambiarla».

Per Valenza, dunque, non basta domandarsi cosa stia facendo AICA: occorre verificare anche quali iniziative il Comune di Agrigento intenda assumere all’interno della società consortile e nei confronti degli altri Comuni soci.

La proposta: «AICA formalizzi il diniego e il Comune lo impugni»

È qui che l’intervento assume anche un contenuto giuridico.

Valenza propone al Comune di percorrere formalmente la strada amministrativa: chiedere ad AICA l’erogazione del servizio e, qualora arrivasse un provvedimento espresso di diniego, valutarne l’impugnazione davanti al giudice amministrativo.

«Il Comune chieda formalmente ad AICA di erogare tale servizio. AICA esprima formalmente il proprio diniego e, a quel punto, il sindaco impugni quel provvedimento davanti al giudice amministrativo».

Un percorso che, secondo Valenza, consentirebbe di sottoporre alla sede giurisdizionale competente il nodo centrale della vicenda: se e a quali condizioni sia legittimo negare l’accesso a un servizio essenziale come l’acqua in ragione della situazione urbanistica degli immobili.

Valenza ha distinto questo piano da quello delle valutazioni della Procura della Repubblica.

«Alla Procura spettano le valutazioni proprie della sua funzione e nessuno intende metterne in discussione ruolo e autonomia. Ma la questione che stiamo ponendo è diversa».

Da qui uno dei passaggi conclusivi più netti: «La Procura faccia la Procura, il giudice amministrativo faccia il giudice amministrativo e soprattutto il sindaco faccia il sindaco».

«Maddalusa non è un principio astratto»

Nel finale Valenza è tornata sulla dimensione umana della vicenda.

«Maddalusa non è un principio astratto riportato in un manuale di diritto urbanistico. A Maddalusa ci sono persone, famiglie, bambini e anziani che vivono senza un servizio essenziale».

Nessuna richiesta, sostiene, di ignorare la legge o cancellare decenni di problemi urbanistici. La richiesta rivolta all’amministrazione è invece quella di verificare fino in fondo ogni possibilità amministrativa e giurisdizionale.

«Nessuno le sta chiedendo di compiere un miracolo e nessuno le sta chiedendo di agire contro la legge. Le stiamo chiedendo esattamente il contrario: di utilizzare fino in fondo gli strumenti che la legge mette a disposizione di chi amministra».

E infine il richiamo alla promessa della «rivoluzione gentile»: «Non può limitarsi a raccontare i problemi con parole nuove. Deve avere la forza di affrontarli con atti concreti. Governare non significa spiegare ai cittadini perché un problema è difficile da risolvere, ma assumersi la responsabilità politica di tentare, fino all’ultimo strumento disponibile, di risolverlo».

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