Collaudato e omologato il nuovo impianto di illuminazione dello stadio. Il presidente biancazzurro guarda avanti: «Non possiamo essere da meno di Palermo, Catania, Messina e Trapani». Piparo rivendica il lungo iter: «Un risultato storico per la città»
AGRIGENTO – L’Esseneto torna a brillare. E questa volta non è soltanto una metafora. Il nuovo impianto di illuminazione dello stadio di Agrigento è stato collaudato e omologato, consegnando alla città una struttura capace di guardare anche al calcio professionistico.
Le nuove torri hanno acceso il terreno di gioco e, insieme, l’entusiasmo di dirigenti, tifosi e di quanti hanno seguito un iter lungo e complesso. Ma soprattutto hanno restituito l’immagine di uno stadio che prova finalmente a mettersi alle spalle anni di difficoltà.
A sintetizzare le ambizioni che accompagnano questo momento è il presidente dell’Akragas Giuseppe La Porta.
«Agrigento non è figlia di un Dio minore. Siamo ambiziosi e vogliamo portare questa squadra dove merita, perché non possiamo essere da meno di Palermo, Trapani, Catania e Messina».
Parole che vanno ben oltre il collaudo dell’impianto. L’Akragas oggi disputa il campionato di Eccellenza, ma la società non nasconde la volontà di costruire un percorso di crescita. E avere nuovamente a disposizione un Esseneto funzionale, adesso anche illuminato e potenzialmente adeguabile alle esigenze delle categorie professionistiche, rappresenta un tassello importante.
La Porta: «Vogliamo riportare l’Akragas dove merita»
Il messaggio del presidente è soprattutto rivolto alla città. L’obiettivo è ricostruire entusiasmo attorno ai colori biancazzurri e provare, passo dopo passo, a riportare Agrigento in categorie più consone alla sua storia calcistica.
Il riferimento alle altre grandi realtà siciliane non è casuale. Palermo, Catania, Messina e Trapani rappresentano città con una tradizione calcistica importante e La Porta rivendica per Agrigento il diritto ad avere la stessa ambizione.
Un progetto che passa inevitabilmente dai risultati sul campo, ma anche dalla disponibilità di infrastrutture all’altezza. Ed è proprio per questo che l’accensione delle torri dell’Esseneto assume un significato che supera l’aspetto tecnico.
Rosato: «Un passo avanti epocale, ma verso la normalità»
Sulla stessa linea il direttore generale Rosato, che lega il risultato raggiunto non soltanto alle esigenze del presente, ma soprattutto alle prospettive future dell’Akragas.
«Abbiamo fatto un passo avanti epocale, ma verso la normalità. Oggi abbiamo un impianto in parte moderno che ci consente di guardare al futuro con un’idea di progettualità e che può permetterci di sognare traguardi e competizioni più alte rispetto a quelle attuali».
Un concetto che fotografa bene il momento vissuto dalla società biancazzurra: l’illuminazione rappresenta un traguardo atteso da anni, ma allo stesso tempo dovrebbe costituire un requisito ordinario per una città che vuole tornare ad avere un ruolo nel calcio professionistico.
La Porta indica l’obiettivo, Rosato mette al centro la programmazione: crescere sul campo e, contemporaneamente, costruire attorno alla squadra condizioni strutturali adeguate a categorie superiori.
Nobile ha seguito i lavori fin dal primo giorno
Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell’Akragas Ciccio Nobile, che ha seguito i lavori fin dalle prime fasi e ha accompagnato passo dopo passo il percorso che ha portato al collaudo.
Per la società poter contare su un impianto illuminato significa anche ampliare le possibilità di utilizzo dello stadio, consentendo lo svolgimento di gare serali e accompagnando un eventuale percorso verso categorie superiori.
L’Esseneto torna così ad essere uno degli elementi centrali del progetto sportivo dell’Akragas.
Piparo: «Una guerra quotidiana, oggi un risultato storico»
Dietro l’accensione delle luci c’è però anche una lunga storia amministrativa. A rivendicarla è Gerlando Piparo, ex assessore allo Sport dell’amministrazione Miccichè e oggi consigliere comunale di Fratelli d’Italia.
L’iter è partito da lontano: dall’accatastamento dello stadio alla progettazione, dalle autorizzazioni ai nulla osta, fino al reperimento dei finanziamenti.
«Le opere che abbiamo portato avanti le abbiamo studiate e sudate – ha ricordato Piparo – perché le carte si studiano e bisogna impegnarsi per trovare i fondi. I finanziamenti non cadono dal cielo».
Un percorso che l’ex assessore definisce senza mezzi termini «una guerra quotidiana».
«Dall’accatastamento al progetto, dalle autorizzazioni ai nulla osta, abbiamo combattuto contro muri di calcestruzzo. Se non ci fossero state la mia testardaggine e la caparbietà dell’amministrazione e di tutti quelli che sono stati vicini a questo progetto, non saremmo arrivati a questo risultato».
Il finanziamento rientra nell’FSC 2021-2027 e Piparo sottolinea anche il ruolo svolto dal suo partito e dai rappresentanti istituzionali che hanno sostenuto il progetto.
«Entrare qui e vedere lo stadio illuminato è un’emozione»
Per Piparo il momento dell’accensione ha avuto inevitabilmente anche un valore personale.
«Entrare in questo stadio e vederlo così illuminato è un’emozione incredibile, fantastica. Voglio dedicare questo risultato a tutte quelle persone che amano Agrigento, che amano le cose belle e soprattutto ai nostri tifosi dell’Akragas».
Adesso le luci sono accese. La parte amministrativa e tecnica ha raggiunto uno dei traguardi più attesi. La sfida si sposta soprattutto sul terreno di gioco.
Ed è lì che dovrà trovare concretezza l’ambizione dichiarata da La Porta: riportare l’Akragas e Agrigento nel calcio che conta.
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