Sondaggi nazionali e riflessi locali: Fratelli d’Italia primo partito, il centrodestra agrigentino può permettersi la spaccatura?
La fotografia nazionale degli orientamenti di voto al 16 febbraio 2026 conferma un dato ormai strutturale: Fratelli d’Italia resta primo partito con il 29,8%, davanti al Partito Democratico al 22%. Il Movimento 5 Stelle si attesta all’11,8%, mentre Forza Italia è stabile all’8,4% e la Lega al 6,4%.
Un quadro che, letto in chiave locale, non è neutro.
Ad Agrigento il centrodestra è ancora alla ricerca di un candidato unitario. Eppure, se si sommano i consensi potenziali delle forze di coalizione, il vantaggio numerico rispetto all’area progressista appare teoricamente significativo. Il problema non è la forza elettorale complessiva, ma la capacità di trasformarla in una proposta condivisa.
Il dato nazionale rafforza soprattutto la posizione di Fratelli d’Italia, che anche in Sicilia rivendica un ruolo centrale nei tavoli decisionali. Non è un caso che nelle trattative agrigentine il partito abbia provato a far pesare la propria leadership. Ma allo stesso tempo la stabilità di Forza Italia e la presenza, seppur più contenuta, della Lega rendono il quadro meno lineare: nessuno è autosufficiente, tutti devono mediare.
E qui si innesta il nodo agrigentino. Se il centrodestra dovesse presentarsi diviso al primo turno, con candidature di bandiera, rischierebbe di dilapidare un potenziale vantaggio che a livello nazionale appare consolidato. La partita si sposterebbe inevitabilmente al ballottaggio, con alleanze da costruire in corsa.
Dall’altra parte, l’area progressista e il civismo puntano proprio su questo: intercettare l’elettorato scontento e sfruttare eventuali fratture nella coalizione di governo. In un contesto di affluenza incerta, anche pochi punti percentuali possono fare la differenza.
Il sondaggio non vota ad Agrigento, ma manda un messaggio chiaro: i rapporti di forza sono definiti, la leadership del centrodestra è forte. Resta da capire se a livello locale prevarrà la logica dell’unità o quella delle appartenenze.
Perché, alla fine, più che i numeri nazionali, ad Agrigento conterà una sola cosa: chi riuscirà a presentarsi come alternativa credibile in una città dove la frammentazione politica rischia di essere il vero avversario.
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