Le nostre anime di notte. Di Kent Haruf. Recensione di Eva Di Betta

Le nostre anime di notte. Di Kent Haruf. NN Editore

Recensione a cura di Eva Di Betta

E’ impossibile aggiustare le vite degli altri. Il battere dei cuori dei personaggi di Haruf, nello scorrere delle pagine di questa storia d’amore e nostalgia, è un incessante turbinio d’inquietudini. Che incalzano il lettore dall’incipit al tramonto del racconto.”Stiamo continuando a parlare, fin quando potremo, finché dura”, sussurra la vecchia Addie alla sua anima di notte in ultima battuta. Prima che sia troppo tardi, non posso aspettare, quell’ossessivo cadenzato leitmotiv, quel senso d’angosciosa fretta che trasuda da ogni rigo di questa intensa storia di Kent Haruf, Le nostre anime di notte, è un incastro di fragilità emotive incastonabili in qualunque tempo, in qualunque spazio. Le corde dell’animo dei personaggi, due anziani cuori, vedovi d’amore, che si scelgono, in un paesino del Colorado, per sbiadire le loro notti sole sono le loro, ma sono le nostre, ancorate ad una malinconica solitudine che, almeno in una circostanza d’esistenza, ha sfiorato ciascuno. Dolcemente arricchita, smielata, dal battere senza ore di quelle anime erranti che, per emozione d’amore, con uno slancio netto e deciso,a tratti piumato e incerto, sfidano, pur se per un attimo, lo sguardo addosso del paese. Tuffandosi in un fazzoletto d’abbracci senza fine, un intreccio di ricordi e dell’amore per i ricordi con la piacevole scoperta di non esserne sepolti e imprigionati. Di viverci accanto, desiderando emozionarsi ancora. Un angolo di cuore per essi, un angolo di cuore per respirare la vita che resta, per fare il bagno nel fiume svestiti dai pensieri, per amare. In quella lenta metodicità del quotidiano, la lentezza delle medesime azioni d’ogni di’ stride col cuore che galoppa in petto, batte e batte forte. Ma questo specchio di vita, questo viaggio al centro del cuore, il vento, la campagna, la ghiaia sul vialetto,le notti fresche al buio a parlare, sono a breve termine. Pur con la consapevolezza dell’anima maschile del racconto che “le emozioni non sono finite, non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito”, quella fragilità emotiva li imprigiona nel loro essere di questo mondo. Eva Di Betta