Le amministrative in Sicilia e il ritorno della DC: ecco l’analisi del voto

Se è vero come si dice spesso, che le amministrative in Sicilia sono l’anteprima delle scelte politiche del Paese, allora possiamo affermare che l’Italia preferisce il Centrosinistra moderato. Un giallorosso diverso, più vicino alle nuove linee guida tracciate dall’ex premier Giuseppe Conte e meno populiste di quelle di Giuseppe Grillo. Anche il Pd di Enrico Letta è più “garbato”, più elegante rispetto ai nostalgici della falce e martello ed entrambi si aprono ormai a nuove alleanze con altre formazioni di Centro e di Centrosinistra. Certo, non bisogna dimenticare quello che è avvenuto fra Letta e Renzi. L’ormai famoso “Stai sereno”. Ma i tempi sono cambiati e le collocazioni politiche vanno al di là dei fatti personali. Poi c’è il “fenomeno” Totò Cuffaro. L’ex Governatore della Sicilia ha ricostruito la Democrazia Cristiana e presentato delle sue liste fra le risate degli altri esponenti dei partiti tradizionali. Ma i risultati sono stati a lui favorevoli e Cuffaro si è preso delle grosse soddisfazioni verso chi non ha creduto in lui e lo ha quasi snobbato. Al momento solo a livello di queste amministrative regionali, ma molti sono pronti a scommettere che anche in Italia il ritorno della Democrazia Cristiana è visto positivamente. Nei comuni dove l’ex governatore ha piazzato le liste col simbolo, la Dc ottiene risultati lusinghieri.

A Favara, centro dell’Agrigentino, addirittura risulta il secondo partito, con il 10,26%, superato d’un soffio solo dalla lista di “DiventeràBellissima” (10,43%), il movimento del presidente della Regione Nello Musumeci. Cuffaro vince la “sfida” con l’alleato Forza Italia: la lista degli azzurri col nome di Berlusconi prende la metà dei voti, fermandosi poco sopra il 5%. La Dc elegge consiglieri anche a Giarre, in provincia di Catania, dove ottiene il 5,45% e anche qui supera l’alleato Forza Italia che si ferma al 4,39%, sotto la soglia di sbarramento, rimanendo così fuori dal consiglio comunale.
Simbolico il risultato a Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo, fondatore del Ppi: la lista Dc sfiora il 6% (entra dunque in Consiglio), superando di oltre un punto “DiventeràBellissima” (fuori dal municipio) e ottenendo pressoché gli stessi voti delle liste di Fratelli d’Italia e M5s. Nel comune di San Cataldo (Cl), invece non ce l’ha fatta per una manciata di voti, con la lista Dc che si è fermata al 4,4%. Anche l’Udc è soddisfatta del risultato. Come liste Udc in quasi tutti i comuni dove sono state presentate, è stato superato il 5%, dato che ha permesso di prendere consiglieri ovunque.

Per il Centrodestra è andata maluccio. Le formazioni di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e di Silvio Berlusconi reduci da risultati deludenti nel resto del Paese, forse si aspettavano un riscatto in Sicilia, visto anche il governo regionale a guida Nello Musumeci. Ma così non è stato. Anche Diventerà Bellissima non ha raccolto i successi sperati e il risultato delle urne probabilmente costringerà Musumeci a un rimpasto per formare nuove alleanze in vista delle regionali del 2022. Una cosa che pensa anche il sottosegretario del M5s alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri: «Risultati entusiasmanti per il M5S in Sicilia. Questo dimostra la grande capacità di fare sinergia sui territori e rafforzare, passo dopo passo, l’asse innanzitutto con il Pd e con altre forze di sinistra e civiche. Caltagirone è l’avviso di sfratto al Governo Musumeci perché dimostra che la coalizione del M5s-Pd e forze di sinistra battono il Centrodestra anche se unito».

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