LAMPEDUSA – Quaranta volti affacciati sul Mediterraneo per raccontare storie di incontri, partenze e approdi. È il cuore di “Una sola moltitudine”, la mostra dell’artista Gianni Cella che dal 1° luglio al 30 agosto sarà ospitata negli spazi del Museo Archeologico Regionale delle Pelagie di Lampedusa.
L’esposizione, curata da Alessandra Klimciuk, è promossa dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento insieme ad Ats Pelagie, con il patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa e la collaborazione dell’associazione Solart e del Gruppo Zenit.
Per l’occasione Cella, tra i protagonisti dell’arte italiana contemporanea dagli anni Ottanta, ha realizzato due grandi installazioni ambientali pensate appositamente per il museo. Il progetto prende spunto dal valore simbolico di Lampedusa, crocevia di culture e luogo di passaggio nel Mediterraneo, per proporre una riflessione sul senso di appartenenza e sulla dimensione collettiva dell’esperienza umana.
La prima opera, “Umano Mediterraneo”, sarà collocata sulla facciata del museo. Si tratta di una grande installazione circolare composta da quaranta volti in vetroresina modellati e dipinti a mano. Le figure, caratterizzate dai colori vivaci che contraddistinguono la ricerca artistica di Cella, evocano i temi del viaggio, della migrazione e del rapporto tra individuo e comunità. Tra i volti compare anche quello di Papa Leone, inserito però come parte integrante della moltitudine rappresentata dall’opera e non come figura centrale.
All’interno del museo trova invece spazio “Atlante Umano”, installazione costituita da tre pannelli dedicati ad Africa, Asia ed Europa, i continenti maggiormente coinvolti nelle rotte che interessano l’isola. Le sagome in vetroresina disseminate sulle mappe trasformano la geografia in una rappresentazione simbolica delle relazioni umane e delle connessioni tra popoli. Al centro dell’allestimento è collocata anche la scultura “Souvenir di un mondo perduto”, che richiama il tema dell’approdo e restituisce attenzione alle vicende individuali dietro ogni percorso migratorio.
L’intero progetto espositivo affronta temi complessi senza riferimenti diretti alla cronaca, privilegiando una lettura artistica e universale della condizione umana. Dietro l’apparente leggerezza delle opere emerge infatti una riflessione sulle fragilità dell’uomo contemporaneo, sulle identità e sulla necessità della convivenza.
Gianni Cella, nato a Pavia nel 1953, è noto per le sue sculture in vetroresina e per un linguaggio espressivo ironico e immediato che attraversa scultura, pittura e installazione. Nel corso della sua carriera ha sviluppato una ricerca centrata sul rapporto tra individuo e collettività, affrontando temi come il consumismo, il conformismo e le contraddizioni della società contemporanea.
La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica, dalle 19.30 alle 24, al Museo Archeologico Regionale delle Pelagie di corso Roma. L’ingresso è gratuito.
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