Siamo al 15 gennaio 2026. In pieno inverno. Eppure, nella Valle dei Templi, qualcosa ha già deciso di rompere il calendario.
II mandorli sono in fiore. In anticipo, come spesso accade da queste parti, dove la natura non aspetta autorizzazioni e segue un ritmo tutto suo. Tra le strade che costeggiano il Parco, lungo i pendii morbidi che accompagnano lo sguardo verso i templi dorici, i rami si accendono di bianco e rosa tenue. Una fioritura che sorprende, ma non stupisce davvero chi conosce Agrigento: qui l’inverno è spesso solo una parentesi, un respiro breve prima della luce.
Le immagini parlano da sole. I mandorli punteggiano il paesaggio come una promessa mantenuta, incastonati tra ulivi, muretti a secco e pietra antica. Sullo sfondo, i templi osservano, immobili e solenni, mentre la campagna si muove, cambia, fiorisce. È il dialogo eterno tra storia e natura, tra ciò che resta e ciò che ritorna ogni anno, sempre uguale e sempre diverso.
Questa fioritura non è solo bellezza. È identità, è memoria collettiva, è il segno più delicato e insieme più potente del legame tra Agrigento e la sua terra. Un anticipo di primavera che arriva quando il calendario dice altro, ma che ricorda come la Valle dei Templi non sia un museo a cielo aperto, bensì un organismo vivo, attraversato dalle stagioni, dal vento, dalla luce.
E mentre gennaio scorre, tra giornate ancora corte e aria pungente al mattino, i mandorli fanno il loro mestiere più antico: annunciare. Che la bellezza non segue le regole. Che qui, nella Valle, anche l’inverno può avere il profumo della primavera.
Foto Nino Piraneo
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp






