La nuova mappa della mafia agrigentina. ecco i nuovi capi

Operazione Montagna: ecco la nuova mappa della mafia agrigentina, coinvolti i politici. VIDEO

Quando fecero esplodere un escavatore, le telecamere dei carabinieri riprendono tutto | VIDEO

 

Suddivisi per territorio e mandamento:

Francesco Fragapane, Giuseppe Quaranta, Giuseppe Nugara, Giuseppe Luciano Spoto, Calogerino Giambrone, Vincenzo Mangiapane (cl.1955), Salvatore La Greca, Pasquale Fanara, Stefano Valenti, Luigi Pullara, Antonino Vizzì, Ciro Tornatore, Salvatore Di Gangi, Giuseppe Scavetto, Giovanni Gattuso.

Tutti accusati di aver fatto parte, in concorso tra loro ed unitamente ad altre persone dell’associazione per delinquere denominata “Cosa Nostra”, promuovendone, organizzandone e dirigendone le relative illecite attività e per essersi, insieme, avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, per commettere delitti contro la vita, l’incolumità individuale, la libertà personale e il patrimonio, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per riscuotere somme di denaro a titolo estorsivo ad imprese ed esercizi commerciali operanti nel territorio controllato, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e gli altri, per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione, contribuendo anche a individuare nuovi adepti o soggetti da avvicinare all’associazione mafiosa,  e in particolare:

Francesco Fragapane

Quale rappresentante del mandamento di Santa Elisabetta, per avere diretto l’organizzazione mafiosa denominata “Cosa Nostra” nel territorio della provincia di Agrigento, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, a lui gerarchicamente sottoposti, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara e Raffadali, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti, nonché contribuendo a delineare le linee strategiche dell’operato di tale organizzazione con riferimento all’intera provincia di Agrigento;

Giuseppe Quaranta

Quale referente della famiglia di Santa Elisabetta, nel periodo immediatamente successivo all’arresto di Fragapane Francesco, ed appartenente alla famiglia mafiosa di Favara, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di comunicazioni con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, effettuando numerosi incontri e riunioni con gli stessi sia delle famiglie mafiose dello stesso mandamento che con quelli delle province di Palermo, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Reggio Calabria, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del sodalizio, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, adoperandosi anche per il controllo illecito delle attività economiche del territorio attraverso l’imposizione delle macchine da gioco agli esercizi pubblici, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti (fino al 26 Luglio 2014);

Giuseppe Nugara

Quale reggente della famiglia mafiosa di San Biagio Platani, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di comunicazioni con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, effettuando numerosi incontri e riunioni con gli stessi sia delle famiglie mafiose dello stesso mandamento che con quelli delle province di Palermo, Caltanissetta, Enna, anche mettendo a disposizione un immobile sito in San Biagio Platani, finalizzato a consentire ai vertici dell’organizzazione mafiosa di tenere riunioni segrete e trattare molteplici affari illeciti relativi all’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del sodalizio, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, adoperandosi anche per il controllo illecito delle attività economiche del territorio attraverso l’imposizione delle macchine da gioco agli esercizi pubblici, mantenendo contatti diretti con pubblici amministratori tra cui Sabella Santo (Sindaco del Comune di San Biagio Platani), Bongiovanni Pietro Riccardo e Palamenghi Angelo (presidenti del Consiglio Comunale di San Biagio Platani), Mortellaro Giuseppe (consigliere comunale di Bivona) in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Giuseppe Luciano Spoto

Quale reggente della famiglia mafiosa di Bivona e rappresentante pro – tempore del neo costituito mandamento mafioso della “montagna”, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, a lui gerarchicamente sottoposti, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara e Raffadali e con quelli delle famiglie mafiose delle province di Palermo, Caltanissetta ed Enna, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, adoperandosi anche per il controllo illecito delle attività economiche del territorio attraverso l’imposizione delle macchine da gioco agli esercizi pubblici, mantenendo contatti diretti con pubblici amministratori tra cui Palamenghi Angelo (Presidente del Consiglio Comunale di San Biagio Platani) e Mortellaro Giuseppe (consigliere comunale di Bivona), e Colomba Giuseppe (dipendente della Provincia di Agrigento), in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti, nonché contribuendo a delineare le linee strategiche dell’operato di tale organizzazione con riferimento all’intera provincia di Agrigento;

Calogerino Giambrone

Quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di comunicazioni con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, effettuando numerosi incontri e riunioni con gli stessi sia delle famiglie mafiose dello stesso mandamento che con quelli delle province di Palermo, Caltanissetta, Enna, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del sodalizio, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, adoperandosi anche per il controllo illecito delle attività economiche del territorio attraverso l’imposizione delle macchine da gioco agli esercizi pubblici, mantenendo contatti diretti con pubblici amministratori tra cui Mangiapane Vito (sindaco del Comune di Cammarata),  in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Vincenzo Giambrone cl.1955

Quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara e Raffadali e con quelli delle famiglie mafiose delle province di Palermo, Caltanissetta ed Enna, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Salvatore La Greca

Quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara e Raffadali e con quelli delle famiglie mafiose delle province di Palermo, Caltanissetta ed Enna, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Pasquale Fanara

Quale rappresentante della famiglia mafiosa di Favara, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini e Raffadali, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Stefano Valenti

Quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Favara, nello specifico uomo di fiducia del rappresentante Fanara Pasquale, con il quale condivideva ogni strategia dell’organizzazione contribuendo alle attività di direzione della medesima famiglia mafiosa, costituendo un punto di riferimento per il sodalizio per il controllo di lavori pubblici e l’imposizione delle estorsioni alle imprese operanti nella zona, intervenendo nella risoluzione dei conflitti interni alla famiglia mafiosa ed ai relativi affari illeciti, tra i quali il sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie, per il tramite dei profitti delle estorsioni poste in essere nell’interesse dell’organizzazione, nonché mantenendo continui contatti con esponenti di vertice di altre famiglie mafiose, tra le quali, soprattutto ma non esclusivamente, con quelle di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sciacca, e con le famiglie mafiose di altri mandamenti, nello specifico con quello di San Mauro Castelverde (PA), attraverso la partecipazione a molteplici riunioni finalizzate alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Luigi Pullara

Quale esponente di vertice della famiglia mafiosa di Favara, nello specifico uomo di fiducia direttamente subordinato al rappresentante Fanara Pasquale, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini e Raffadali, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Antonino Vizzì

Quale reggente della famiglia mafiosa di Raffadali, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Salvatore Di Gangi

Quale reggente del mandamento di Sciacca, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, a lui gerarchicamente sottoposti, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie del medesimo mandamento e delle province di Agrigento, Palermo e Caltanissetta, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti, nonché contribuendo a delineare le linee strategiche dell’operato di tale organizzazione con riferimento all’intera provincia di Agrigento;

Giuseppe Scavetto

Quale rappresentante della famiglia mafiosa di Casteltermini, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta e Bivona e con quelli di altri mandamenti, tra cui in particolare quello di San Mauro Castelverde, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti;

Giovanni Gattuso

Quale reggente della famiglia mafiosa di Castronovo di Sicilia, in tale veste coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia nel territorio ricadente sotto il suo controllo, mantenendo, direttamente o per interposta persona, attraverso il continuo scambio di contatti con altri esponenti di vertice del sodalizio criminoso, un costante collegamento con gli altri capi dell’organizzazione mafiosa sia dello stesso mandamento che della provincia di Agrigento e, soprattutto ma non esclusivamente, con quelli delle famiglie di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini e Favara, finalizzato alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione, gestendo la riscossione delle somme provenienti dalle varie attività di estorsione e delle altre attività illecite, occupandosi delle problematiche relative ai componenti del mandamento, fra le quali il sostentamento dei detenuti e dei loro nuclei familiari, promuovendo ed organizzando personalmente atti intimidatori di carattere estorsivo ad imprese e ad esercizi commerciali, in tal modo svolgendo funzioni direttive per l’organizzazione e di programmazione di gravi delitti.

Tutti fatti commessi nel territorio delle province di Agrigento, Palermo, Trapani ed altre località della Sicilia fino alla data della presente richiesta e in particolare per

Di Gangi Salvatore dal 29 gennaio 2002

Fanara Pasquale dal 18 luglio 2001

Fragapane Francesco dal 14 marzo 2011

Valenti Stefano dal 5 ottobre 1999

Nell’elenco dei capi di Cosa nostra figura anche Ciro Tornatore, reggente di Cianciana deceduto il mese scorso.