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Home » Cronaca » La morte di Marco Chiaramonti: la Procura chiede il processo per due funzionari comunali

La morte di Marco Chiaramonti: la Procura chiede il processo per due funzionari comunali

5 Novembre 2026
in Cronaca, evidenza
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Il pubblico ministero Gaspare Bentivegna ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per due funzionari del Comune di Agrigento, finiti sotto inchiesta a seguito del tragico incidente stradale costato la vita a Marco Chiaramonti, stimato istruttore di tennis e padel di 50 anni. L’udienza preliminare, che stabilirà se i due dipendenti pubblici dovranno affrontare un processo, è stata fissata per il prossimo 11 gennaio davanti al giudice Giuseppe Miceli. A rischiare il processo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo sono Alberto Avenia, funzionario comunale responsabile della gestione delle strade comunali, e Angelo Lezza, impiegato delegato del settore manutenzione strade. 

Secondo l’impianto accusatorio formulato dalla Procura della Repubblica di Agrigento, i due indagati avrebbero omesso di controllare adeguatamente lo stato della carreggiata e di intervenire tempestivamente per mettere in sicurezza una vistosa e pericolosa buca lunga ben 6,10 metri, larga 1,67 metri e profonda fino a 10 centimetri.

Una “scaffa” killer che, stando a quanto emerso dalle indagini, era stata già precedentemente segnalata ma non risultava in alcun modo indicata o transennata per allertare gli automobilisti e i centauri di passaggio. La tragedia si consumò lungo il rettilineo di viale Emporium tra Villaggio Peruzzo e San Leone. La ricostruzione della Procura ha messo in luce un concorso di fattori: Chiaramonti si trovava alla guida del suo scooter in condizioni psicofisiche alterate, e procedeva a una velocità superiore al limite di 50 chilometri orari consentito in quel tratto.

Circostanze oggettive che, secondo l’accusa, avrebbero attivamente contribuito alla perdita di controllo del mezzo, senza però escludere le gravi e presunte responsabilità dell’ente pubblico legate alla mancata manutenzione e alla mancata segnalazione dell’insidia stradale. L’aspetto centrale e più delicato del futuro dibattimento sarà proprio quello di chiarire se il cinquantenne sia rovinato al suolo a causa dell’impatto con la maxi-buca o se alla base della sbandata ci sia stato altro. Di certo c’è solo il drammatico epilogo: lo scooterista, dopo aver perso il controllo, finì la sua corsa schiantandosi contro il ceppo di un albero a margine della carreggiata, morendo sul colpo.

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Tags: funzionariMarco Chiaramontemorteprocessoprocura
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