La mafia è tornata ad essere una cosa solo siciliana

La Sicilia ne ha il marchio esclusivo e quindi solo siciliana! perché è un fenomeno geografico, un tristissimo fenomeno sociale assolutamente negativo, capace di esistere solo in Sicilia, che perciò ne possiede il marchio esclusivo. Se lo stesso modus operandi, magari con uguali o addirittura migliori e più raffinata strategia si svolge ina altra parte d’Italia, si potrà chiamare sì malaffare, intreccio gravemente criminoso, mostruoso complotto di affari, ma non mafia !

Pensieri che vengono in mente dopo la sentenza dei giudici della Corte d’Assise di Roma su Mafia Capitale. Una sentenza che ai numerosi colpevoli per i gravissimi reati commessi ha comminato ben 250 anni di carcere, cancellando però la parola “mafia” usata dalla procura. Quella parola cioè deve essere usata solo per reati commessi in Sicilia.
Non mancano in queste ore battute ironiche su questa decisione dei giudici romani. Da parte nostra, la magra “consolazione” di dovere riaccogliere l’esclusività del marchio, che qualcuno aveva osato sottrarci, unitamente però adesso alla grande fatica di capire la logica dei Giudici.
Sì dei Giudici ! perché la logica dei condannati, dei loro familiari e della loro parentela politico-clientelare, la comprendiamo bene.
Una logica quest’ultima che registra manifestazioni di festa, addirittura di esplosioni di gioia, magari solo momentanei di grande soddisfazione, che potranno anche portare nei prossimi giorni anche a riunioni festose, con laute cene di quartiere e quant’altro, per festeggiare il traguardo raggiunto.
Naturalmente c’è da chiedersi a chi ed a che cosa giova tutto questo.
Anche nella logica giuridica di grande civiltà che il colpevole deve essere preparato a reinserirsi positivamente nella società, la sentenza di primo garo dei giudici romani turba gravemente la serenità pubblica. E ciò perché, eliminato l’aggravante della parole “mafia” con tutto quello che sul piano giuridico, per le leggi già approvate questo significa, tanti di questi colpevoli a breve otterranno tanti benefici. Ed anche i capi, sperano, anzi essi sono sicuri, di notevoli sconti nei due successivi gradi di giudizio, anche se pare comunque che ancora la Procura tornerà a battersi in appello perché la parola Mafia, con tutto quello che ciò comporta, torni a qualificare il comportamento dei colpevoli.
La diatriba potrebbe sembrare ingenuamente solo questione semantica di linguaggio, ma in realtà la posta in gioco è ben più alta.
E c’è chi ricorda come ciò dovrebbe essere evitato ripensando agli anni passati, quando tanti danni si sarebbero evitati, solo si fosse agito di conseguenza con la stessa ottica civile e politica di valutare i fatti siciliani. Invece ci si indignava per il solo fatto che qualcuno ipotizzava, (cosa invece che poi si dimostrava vera!) che mafia, camorra, ‘ndrangheta”, “sacra corona unita”, ecc… avessero trovato terreno favorevole, cortese accoglienza e si fossero bene infiltrate, dove più, dove meno, in Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte.
Dove logica e modus operanti erano gli stessi di quelli praticati nelle regioni meridionali, anzi forse in maniera ancora più raffinata e proficua per ricavare guadagni illeciti a danno della collettività.
Diego Acquisto