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Home » Cinema » La grazia, Sorrentino racconta lo Stato

La grazia, Sorrentino racconta lo Stato

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
26 Gennaio 2026
in Cinema
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La grazia, di Paolo Sorrentino, con l’intensa interpretazione di Toni Servillo, è un inno all’Italia, al nostro Paese, e a una visione alta dello Stato. Al centro c’è il Presidente della Repubblica, quindi lo Stato nella sua forma più compiuta: le istituzioni, il garante della Costituzione, la giustizia, il diritto, il senso profondo della grazia.
Il film tocca e spiega veramente tante sfaccettature e lo fa, una volta tanto, raccontando un’Italia come Paese solido e democratico, dove la politica e le istituzioni rispettano i ruoli, senza inseguire i soliti luoghi comuni, ma restituendo l’idea di uno Stato che funziona. È un’Italia che, per chi la osserva da fuori, rivela pienamente il valore del suo impianto democratico.
Sorrentino affronta soprattutto il tema dell’eutanasia e il rapporto tra Chiesa e Stato. Il Papa immaginato nel film è nero, con i capelli rasta, si sposta nei Giardini Vaticani in scooter e senza casco: una Chiesa che può apparire fuori dagli schemi, ma che non rinuncia ai propri principi e non accetta l’eutanasia, evitando semplificazioni, qualunquismi e contrapposizioni facili.
C’è spazio anche per una riflessione sulla burocrazia, riletta non come freno allo sviluppo, ma come esercizio di responsabilità, come il tempo necessario per pensare prima di decidere. Accanto alle istituzioni, il film racconta anche la politica nella sua dimensione più umana, fatta di uomini, dubbi, coscienza e senso del limite, richiamando i valori fondanti di un Paese.
E come sempre nel cinema di Sorrentino, non mancano l’arte e la bellezza: elementi non decorativi, ma parte integrante del racconto civile, capaci di dare profondità e respiro alla narrazione. Ne emerge un film che ho apprezzato davvero molto e che consiglio soprattutto ai più giovani, perché se è vero che l’Italia è attraversata da paradossi e contraddizioni, è altrettanto vero che non è il Paese fragile e senza valori che spesso si vuole far credere.

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