La crisi del mondo dell’Ippica

Chi ancora ci legge sa che ogni tanto “ci piace” guardare con occhio attento al comparto ippico: “ci piace” osservare cosa succede al suo interno e, purtroppo, “ci piace” anche riferire quello che NON fa il nostro Governo per questo settore che non finiremo mai di dire era una nostra eccellenza ed ora viene “lasciato morire” con una trascuratezza che non si ritiene affatto né giusta né responsabile. Infatti, il taglio al montepremi ed alle giornate di corse non sono propriamente quegli interventi che gli amanti del settore si auspicavano alla luce della profonda crisi che l’ambiente ippico ha passato, sta passando ed a quanto sembra, è destinato a passare ancora.

Sono stati, quindi, rideterminati lo stanziamento e le giornate assegnate agli ippodromi per il mese di dicembre 2017 e questo è ciò che si legge nell’ultimo decreto del Mipaaf, che mette nero su bianco un taglio di circa tre milioni di euro e di 23 giornate di corse. Certamente, cose più negative di così non si potevano fare. E si aggiunge: uno stanziamento per il galoppo di 1.545.000 euro e di 4.413.000 euro per il trotto: misure che continuano ad evidenziare una crisi di vastissime proporzioni e ciò (finalmente) forse concentrerà gli operatori sul concetto di “unità”. Cosa per il momento latitante e da un bel pezzo.

Ogni volta che si parla di ippica, e quindi non dei migliori casino italiani online, qualcuno si pone la domanda di cosa si possa fare e propone anche qualche iniziativa per rilanciare questo settore nazionale: ma, purtroppo (ecco perché prima si parlava del concetto di “unità”), manca proprio questo, cioè la coesione. Esiste solo “la divisione” per cui non si riesce mai ad organizzare “qualcosa” che possa unire tutte le associazioni che rappresentano la filiera: devono partecipare tutti uniti gli allevatori, i proprietari, i professionisti, i “gestori” degli ippodromi.

Anche tutte le proposte presentate si potevano discutere, ampliare, completare, ma in pratica non sono mai state accolte e non si è mai riuscito a concludere nulla di positivo anche se l’unica soluzione strategica che appare all’orizzonte è solamente quella “dell’unirsi ed organizzarsi”. In assenza di questo non si riuscirà mai ad uscire dalla gravissima crisi in cui ormai il settore ippico è precipitato e che perdura da quasi un ventennio.

Ma, visto che “la speranza è l’ultima a morire” si deve sempre vedere il “bicchiere mezzo pieno” e sperare che qualcosa si muova veramente, altrimenti significherebbe che l’ippica nazionale non interessa più a nessuno e nessuno si vuole prendere la responsabilità di “farle rialzare la testa”. Cosa che sarà oltremodo difficile posto che nel futuro prossimo si paventa una situazione che metterà tutti in crisi e questo dovrebbe finalmente far muovere tutto il settore “come un sol uomo” in vista anche delle previsioni per il 2018.

L’unica cosa che forse potrebbe cambiare le sorti del comparto potrebbe essere la riforma delle scommesse ed il ritorno dei pagamenti “nelle mani di un soggetto terzo” al di fuori del ministero. Ma senza “l’unione”, di cui si parlava poc’anzi, non potrà mai succedere: la politica più vede il settore diviso più “lo snobba” anche se è una cosa che, ovviamente, non si dovrebbe fare. Bisognerebbe manifestare tutti uniti, trotto e galoppo, per far capire che con “il cavallo”, il lavoro e la passione si permette a tanta gente di lavorare e sopratutto di vivere ed approvvigionarsi.