L’indagine scaturisce da una serie di esposti e segnalazioni su un anomalo flusso di uomini e donne di origine brasiliana, giunti in gran numero nel territorio della provincia di Agrigento, e in particolare nel centro cittadino del Comune di Camastra, allo scopo di ottenere il riconoscimento della cittadinanza e fare rientro nei luoghi di provenienza dove, tramite Autorità consolari italiane, effettuavano la cancellazione dal registro dei residenti con contestuale iscrizione all’Aire (Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero). La prima segnalazione è rappresentata dalla nota della Divisione della Polizia Anticrimine della Questura di Agrigento del 6 dicembre 2022 con la quale si portava a conoscenza che l’Ufficio civile del Comune di Camastra aveva chiesto informazioni sull’esistenza di misure di sicurezza a carico di 72 soggetti, tutti brasiliani, ai fini della loro iscrizione all’anagrafe e alle liste elettorali del piccolo Comune dell’Agrigentino. La segnalazione rilevava il sospetto di operazioni “sospette”. Da lì a poco la scoperta del vasto giro di falsa documentazione prodotta, dietro il pagamento di “mazzette” fra 3.500 e 5.000 euro, per ottenere il permesso di soggiorno e la cittadinanza Italiana.
Il procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo, nell’attesa che il tribunale del Riesame di Palermo si pronunci sulle richieste di arresti e altre misure cautelari, ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 22 persone. Si tratta del provvedimento che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile di Agrigento, ipotizza un sistema di corruzione e falso legato al rilascio di cittadinanze italiane e permessi di soggiorno a cittadini brasiliani. Secondo l’accusa, centinaia di brasiliani sono arrivate nell’Agrigentino da una prima stima oltre 200, per ottenere la cittadinanza grazie a un presunto “meccanismo” organizzato che prevedeva documenti falsi, alloggi fittizi e complicità istituzionali.
Coinvolte anche due agenzie di Raffadali che avrebbero gestito ogni fase: dal trasporto dei sudamericani alla loro sistemazione in abitazioni prese in affitto, spesso di proprietà di parenti di pubblici dipendenti, fino alla produzione di attestazioni lavorative fittizie.
Gli indagati: il sindaco di Camastra Dario Gaglio, 38 anni; gli ispettori della polizia locale di Naro Giovanni Cilia, 68 anni, e Salvatore Scalisi, 55 anni, e l’agente Enzo Universo, 68 anni; l’ispettore della polizia locale di Porto Empedocle Maria Concetta Tallarita, 56 anni; il funzionario dell’ufficio anagrafe del Comune di Comitini Rosaria Valenti, 58 anni; il dipendente del Comune di Siculiana Giuseppe Zambito, 62 anni di Raffadali; Roberto Di Liberto, 52 anni, marito della vice sindaca di Comitini, Teresa Delisi, 49 anni, a sua volta indagata; Gaspare Gallo, 53 anni, di Naro; i titolari e collaboratori di agenzie di disbrigo pratiche di Raffadali Giuseppe Giglione, 55 anni, Annabel De Oliveira, 43 anni, Maria Rita Grassagliata, 54 anni, e Giuseppe Moscato, 47 anni; l’avvocato agrigentino Nicola Mucci, 47 anni; l’ex funzionaria dell’ufficio anagrafe di Camastra in pensione Epifania Cimino, 69 anni; Giuseppe Bartolotta, 77 anni, di Camastra, marito di Epifania Cimino; Fiorangela Butticè, 55 anni, di Raffadali; Devercino Costa Dos Santos, 48 anni, e Angela Duarte Borges intesa Angela, 57 anni, cittadini brasiliani; Gioacchino Di Marco Zingarello inteso Rino, 65 anni, responsabile ufficio rilascio carte di identità del Comune di Porto Empedocle, e Salvatore Tirone inteso Salvino, 64 anni, di Grotte, titolare di un’agenzia di promozione dello sviluppo imprenditoriale.
Le accuse contestate sono falso, rivelazione di segreto d’ufficio, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo la Procura, i cittadini brasiliani avrebbero pagato fino a 5.000 euro per ottenere la cittadinanza e potersi muovere liberamente in Europa. Le somme di denaro o altri vantaggi economici, come canoni di affitto, sarebbero serviti a corrompere pubblici ufficiali e agevolare le pratiche. Il sindaco di Camastra, secondo l’accusa, avrebbe accettato un soggiorno in hotel con la moglie e un lavoro per il fratello, incaricato del trasporto dei cittadini stranieri, in cambio del proprio sostegno nella ricerca degli alloggi e nella gestione delle pratiche. Il gip del tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, ha rigettato tutte le misure cautelari richieste dalla Procura, ma il provvedimento è stato impugnato. La decisione del tribunale del Riesame di Palermo è attesa entro il mese di marzo.
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