La Procura di Palermo ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dell’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, di Raffadali, e ad altri sette indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità siciliana e sul presunto giro di appalti e concorsi pubblici “truccati”. L’atto precede la richiesta di rinvio a giudizio. Nove gli indagati, tra cui una società e due filoni principali, uno per traffico di influenze illecite e uno per corruzione. L’avviso riguarda complessivamente Ferdinando Aiello, Roberto Colletti, Salvatore Cuffaro, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola, Vito Raso e la “Dussmann Service Srl”. Su Saverio Romano la Procura procede separatamente.
Alcuni di loro risultano già destinatari di misure cautelari: Cuffaro e Colletti ai domiciliari per il filone sulla corruzione, mentre per altri indagati sono stati disposti obblighi di presentazione alla Polizia giudiziaria.
Il primo capitolo riguarda la cosiddetta gara-ponte dell’Asp di Siracusa per i servizi di ausiliariato e supporto. Secondo i pm, Cuffaro avrebbe svolto il ruolo di intermediario privilegiato nei rapporti con Alessandro Caltagirone, all’epoca ai vertici dell’azienda sanitaria, per favorire la “Dussmann” nell’assegnazione dell’appalto. In cambio, l’ex governatore avrebbe ottenuto una serie di utilità: assunzioni, miglioramenti contrattuali per persone segnalate e promesse di subappalti. Nell’inchiesta figura anche l’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo. Qui i magistrati contestano la corruzione a quattro indagati: oltre a Cuffaro, figurano Roberto Colletti, Antonio Iacono e Vito Raso.
Un’altra vicenda riguarda il concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari, pubblicato nell’ottobre 2023. Secondo la ricostruzione accusatoria, il procedimento sarebbe stato condizionato per favorire candidati segnalati dall’ex presidente della Regione. Gli agrigentini, Carmelo Pace di Ribera, e Alessandro Vetro di Favara, non compaiono tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini. Per Carmelo Pace, deputato regionale della Dc, la posizione era già stata attenuata in precedenza. Sia il Gip sia il Riesame avevano escluso elementi a suo carico. Alessandro Vetro, imprenditore edile, era accusato di aver consegnato una tangente da 25 mila euro a Totò Cuffaro e allo stesso Carmelo Pace per ottenere un vantaggio economico in un appalto del consorzio di bonifica.
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