Il presidente Civiltà chiede al Rettore di Palermo la tesi di Laurea di Rosario Livatino

In occasione della consegna dei Lavori dell’ex ospedale, dedicato a San Giovanni Battista dei Teutonici, che ospiterà l’università di Agrigento, il presidente del Consiglio comunale Giovanni Civiltà ha voluto, al termine della cerimonia, accompagnare il Sindaco ed il Magnifico rettore dell’università di Palermo, nella stanza che fu del Giudice Rosario Livatino. Il presidente al termine dell’incontro, suggestivo ed emozionante, ha chiesto al Professore Fabrizio Micari di poter avere la tesi di laurea dello studente canicattinese da conservare in quello che fu il suo ufficio dell’ex palazzo di Giustizia.
Sono perlopiù studenti, ancora pochini, scortati dai loro insegnati, quelli che chiedono di visitare in religioso silenzio, l’ufficio del Giudice ragazzino.
Dall’ultima stanza posta sulla destra del corridoio, del primo piano di piazza Gallo, sono queste le indicazioni “toponomastiche”, è iniziata, afferma il Presidente Giovanni Civiltà, la carriera del giudice Livatino. Per dieci anni, dal 1979 al 1989, quello studente e figlio modello, lavorò chiuso nel suo stretto riserbo, animato dalla grande passione di chi crede nel suo lavoro, inteso come missione da assolvere per il bene della comunità che si rappresenta.
Quella stanza, continua il presidente Giovanni Civiltà, non è solo la stanza del giudice Rosario, è la stanza di un eroe del ‘900, morto perché credeva nel suo lavoro, di uomo fedele alle istituzioni. Non è facile parlare per immagini del Giudice ragazzino, poche le sue interviste, pochi i filmati, rarissime le foto pubbliche. Riservato, schivo, prudente, piccolo, ma grande nell’immaginare una terra senza l’ombra soffocante della mafia.
Rosario Livatino è stato un esempio, non solo per i colleghi magistrati, ma è stato e sarà un esempio per quelli che credono in una Sicilia libera capace di alzare lo sguardo miope di un’isola condannata all’irrilevanza. Un Davide che si era scontrato contro Golia. Un servitore dello Stato, un martire della giustizia, un ragazzo semplice lasciato solo nell’impari lotta contro la mafia, ritenuto dai persecutori ”inavvicinabile, irriducibile a tentativi di corruzione”.
Prima dello Stato lo hanno glorificato i siciliani, prima della Chiesa lo ha beatificato il silente popolo agrigentino, che ha compreso bene il suo sacrificio, cosciente che quello sforzo immane fatto dal Giudice ragazzino avrebbe permesso a questa terra ricca di storia e di cultura di svegliarsi dal torpore in cui era caduta.
La tesi di laurea che rappresenta la testimonianza del suo impegno, come studente dell’università di Palermo, servirà da guida a tutti gli studenti che vorranno intraprendere la carriera forense e quella della magistratura. Sarà la sua tesi la bussola di chi avrà nel Giudice ragazzino il riferimento di uno studente che aveva creduto fortemente nel suo impegno e nel suo lavoro. ​