Il mercatino dell’usato luogo di fascino e ispirazione

Entrare significa fare un tuffo indietro nel tempo e addentrasi in quello che è stato il secolo passato. Luminarie, specchiere, vecchie radio, ma anche statuette, bomboniere e sedie in paglia, mobili, libri e strumenti musicali. Sono solo alcuni delle migliaia e migliaia di oggetti che è possibile scovare all’interno del mercatino dell’usato, un posto dove si trova davvero di tutto, naturalmente a prezzi contati. Oggetti e manufatti che arrivano fin qui nelle maniere più disparate, da parte di persone che vogliono disfarsene perché li ritengono inutili o superflui.
Stiamo parlando del mercatino di Agrigento, in Via Mazzini, in funzione dal 2015 grazie ad una coppia che ha individuato nel “second hand” il modo per poter sopravvivere.
Si tratta di un’enorme spazio dove ogni angolo è così colmo di merce che diventa difficile persino camminare.
Vasi in terracotta, cornici, macchine per scrivere, bicchieri e vasellame di vetro, valigie, televisori: qui c’è di tutto e posizionato in ordine merciologico.
In sostanza sono oggetti che in gran parte stuzzicano la curiosità di professionisti e artigiani di diversi settori che li cercano per utilizzarli per arredare anche in stile vintage, le loro case e le loro attività commerciali; come un noto pub del centro storico che ha rivestito in modo creativo, una parete con delle vecchie macchine da scrivere.
Il mercatino rappresenta un pezzo di storia della città che attende di rivivere in qualche altra nuova casa.
Al bancone di ricevimento vi è Marcello Paolo Giacalone, 56 anni e la moglie Valeria. 
In questo posto si può trovare davvero di tutto: dal vecchio grammofono ai quadri di Egidio Cotroneo, un anziano pittore agrigentino che si era fatto un nome e una quotazione con un impressionismo malinconico, ma ormai quasi dimenticato o vecchie tele ad olio di Salvatore Giordano o di altri artisti locali.
Dal soffitto pendono poi una serie di lampadari e sulle pareti centinaia di vecchi orologi a pendolo, mentre nelle tante cristalliere vi sono vasi e piatti, porcellane e cineserie.
La cosa funziona in questo modo: chi ha bisogno di disfarsi di oggetti che non ritiene più indispensabili, li porta al mercatino. Qui viene concordato un prezzo e il tutto viene registrato. Alla vendita, il ricavato andrà al 50 per cento al proprietario dell’oggetto il rimanente rappresenta il guadagno del mercatino. Dopo due mesi, la merce invenduta viene ribassata di prezzo. Oltre al servizio di valutazione di oggetti e mobili, il mercatino fa anche molte valutazioni attraverso foto inviate via mail o con altri social in uso. Altro servizio offerto è lo svuotamento, previo sopralluogo, di appartamenti, magazzini, soffitte e altro, a costo zero, per chi magari non ha la possibilità di affrontare le spese di trasporto per portare gli oggetti in negozio o vuole disfarsi di tutto senza pensieri.
”Così diamo una nuova vita ad oggetti che per altri sarebbero inutili – dice Marcello mentre risponde al telefono, che poi è pure un vecchio apparecchio a gettoni in uso negli Anni Settanta e chissà come sarà finito lì.
Mentre ci muoviamo in questa vivace baraonda composta da colorati lumicini, sedie e tavoli incolonnati e vecchi bauli, siamo accompagnati da Valeria, la moglie del responsabile del mercatino.
«Di questi tempi – spiega una signora abituale frequentatrice – questo è il posto che fa per noi,  dove è possibile trovare di tutto, compresi gli oggetti di valore a un prezzo davvero ottimo. Oggi sono venuta ad acquistare due sedie e un divanetto per arredare la mia casa di San Leone”.
La signora in questione è solo una delle migliaia di clienti regolarmente registrate, senza contare la grande vendita online che il mercatino svolge quotidianamente attraverso le proprie pagine social con vere e proprie spedizioni non solo in Italia ma anche all’estero. Insomma, questo vecchio mondo fatto di cose del passato, piace per davvero.
Uno capita da queste parti per farsi un giro e finisce sempre per comprare qualcosa che magari gli ricorda il passato.
Continuiamo la nostra “esplorazione” cercando di scoprire qual è attualmente il manufatto che vale di più. E così scopriamo che si tratta dello “studio del notaio”; un insieme di mobili di fine Ottocento in stile antico siciliano, composti da scrivania ministeriale, sedia direzionale, due sedie d’attesa e due armadi-libreria in legno pesante. Costo: 2950 euro.
“Era lo studio di un anziano notaio, particolarmente noto – racconta Marcello – che, avendo i figli deciso di intraprendere altre strade professionali, è venuto da noi chiedendoci di liberargli lo studio. Chissà quanti passaggi di proprietà saranno stati fatti su quella scrivania …”.
Dietro ogni oggetto, dietro ogni anche più piccolo monile, c’è sempre una storia, a volte anche dolorosa o semplicemente di voglia di disfarsi di cose per cambiare vita.
Poco oltre i mobili del notaio, in una vetrinetta, ecco una statuetta raffigurante una geisha, poi icone sacre, un datato registratore di cassa e una radio vintage Grundig con un piccolo telecomandino con cui è possibile cambiare canale.  Ogni oggetto contiene pezzi di memoria della sua vita precedente.
Dunque l’usato è sempre più centrale nelle voci di bilancio di tanti agrigentini. Sicuramente colpa della crisi economica ma non si può negare che ormai da anni vi è stata anche, da parte delle famiglie, una forte spinta verso il riuso e l’utilizzo in maniera diversa, meno consumistica, degli oggetti.
Da queste parti il tempo si dilata, la fretta non esiste. Tra i banchi del mercatino non è raro trovare pezzi unici e storici che servono a riannodare il filo dei ricordi, rivivendo la tradizione, anche attraverso oggetti simbolo della Sicilia.
Insomma, il mercatino dell’usato è un luogo di poesia ed è un piacere credere che la loro vera missione sia “eternare” oggetti a cui altri erano affezionati.
“Il tutto – come sosteneva Italo Calvino nel suo “Collezioni di sabbia” –  nasce dal bisogno di trasformare lo scorrere della propria esistenza in una serie di oggetti salvati dalla dispersione, o in una serie di righe scritte, cristallizzate, fuori dal flusso continuo dei pensieri”.
LORENZO ROSSO