E’ fissato per il prossimo 20 maggio davanti la Corte di assise di appello di Torino il processo, di secondo grado di giudizio, che vede sul banco degli imputati Giovanni Salamone, 62 anni, di Agrigento, condannato in primo grado all’ergastolo, per il femminicidio della moglie insegnante Patrizia Russo, 53 anni, anche lei agrigentina, uccisa a coltellate nel sonno la notte del 16 ottobre 2024 in un appartamento di Solero, piccolo paese nell’Alessandrino.
Giovanni Salamone è accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dall’aver agito contro la coniuge. Il tribunale in primo grado non soltanto non ha riconosciuto le attenuanti generiche ma ha anche trasmesso gli atti alla Procura di Agrigento in seguito alla confessione di Salamone di avere ucciso il proprio cane. “Quando ho ucciso mia moglie Patrizia Russo ero posseduto da Satana”, aveva detto l’agrigentino. L’uomo ha colpito la coniuge con numerose coltellate mentre si trovava ancora a letto.
Dietro al terribile gesto ci sarebbe stato un forte stato depressivo, la preoccupazione per le cartelle esattoriali e per un processo a suo carico con l’accusa di ricettazione, da cui è stato poi assolto. Salamone, ascoltato nel corso del processo, ha detto di “essere stato armato dal dio del male per uccidere la moglie Patrizia”. Dalla difesa era stata ribadita la richiesta di perizia psichiatrica, però respinta, poichĂ© non ci sarebbero elementi tali da giustificare un esame.
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