I 14 voti delle commissioni e il vero interrogativo politico: accordo o semplice convergenza?
Dopo la costituzione dei sei organismi consiliari il centrodestra si divide, Controcorrente nega intese politiche. Ma resta una domanda: che significato politico hanno avuto quelle convergenze?
AGRIGENTO – Doveva essere un passaggio necessario per rendere pienamente operativo il Consiglio comunale. La costituzione delle sei commissioni consiliari è diventata invece un nuovo terreno di confronto politico a Palazzo dei Giganti.
Il dato più evidente è quello dei 14 voti favorevoli, registrati nelle sei votazioni sulle commissioni. Ma il vero interrogativo non è soltanto chi abbia votato insieme: è capire che cosa rappresenti politicamente quella convergenza.
Una nuova maggioranza? Un accordo limitato alle commissioni? Oppure una delle prime manifestazioni di una consiliatura nella quale gli schieramenti potrebbero cambiare a seconda delle questioni affrontate?
Per ora, una risposta definitiva non c’è.
Il nodo non è soltanto la composizione
Le commissioni consiliari non sono una semplice distribuzione di posti. Hanno funzioni istruttorie e preparatorie sugli atti del Consiglio e la loro composizione deve rispettare la rappresentanza dei gruppi consiliari.
Anche la Conferenza dei capigruppo ha un ruolo nel procedimento e nella programmazione dell’attività consiliare.
Per questo la polemica successiva al voto riguarda soprattutto il metodo utilizzato per arrivare alla composizione e le interlocuzioni politiche che l’hanno preceduta.
Il dato dei 14 e le diverse letture
L’MPA ha interpretato la convergenza come un’intesa politica tra Controcorrente, PD e AVS e Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana, chiedendo a Controcorrente e a Ismaele La Vardera di chiarire la coerenza di questa dinamica con il progetto politico presentato agli elettori.
È, però, la lettura politica dell’MPA.
Controcorrente ha respinto l’idea di un accordo con il centrodestra, sostenendo che la presenza delle minoranze nelle commissioni appartenga al normale funzionamento dell’istituzione e distinguendo la collaborazione su singoli provvedimenti da un’alleanza politica.
Anche Fratelli d’Italia ha escluso l’esistenza di un accordo politico, spiegando la convergenza con la necessità di sbloccare la costituzione delle commissioni.
Dunque, i protagonisti direttamente chiamati in causa negano che quei voti abbiano dato vita a una nuova maggioranza.
Il dato numerico, però, rimane.
Il silenzio di PD e AVS
Ed è probabilmente questo il punto più interessante.
PD e AVS non hanno diffuso comunicati sulla vicenda delle commissioni.
Possiamo quindi registrare la loro presenza nella dinamica del voto, ma non attribuire loro una posizione politica che non hanno pubblicamente espresso.
L’MPA parla di intesa. Controcorrente di normale dialettica consiliare. FdI di una convergenza necessaria a sbloccare il Consiglio.
PD e AVS, invece, non hanno fornito una propria interpretazione pubblica.
Non è corretto trasformare questo silenzio in una prova di accordo politico, ma neppure sostituire alle loro parole una lettura giornalistica.
È una zona ancora aperta del quadro politico.
La frattura nel centrodestra
C’è però un elemento che il voto sulle commissioni rende evidente: il centrodestra non si è mosso come un blocco unitario.
Fratelli d’Italia, Lega e Democrazia Cristiana hanno partecipato alla convergenza che ha consentito di costituire le commissioni.
Forza Italia, Forza Azzurri e MPA hanno invece contestato il percorso seguito, concentrando le critiche soprattutto sul metodo e sul livello di coinvolgimento delle diverse forze consiliari.
La vicenda conferma quindi una caratteristica già emersa nei primi mesi della consiliatura: gli equilibri dell’Aula non sembrano essere perfettamente sovrapponibili agli schieramenti usciti dalle elezioni.
Geometrie variabili?
È ancora presto per parlare di una nuova maggioranza.
Ma il voto sulle commissioni introduce un elemento che potrebbe diventare centrale: la possibilità di maggioranze variabili a seconda degli argomenti.
Un consigliere può sostenere un provvedimento della maggioranza senza entrarvi. Allo stesso modo, forze diverse possono trovare un’intesa su un passaggio organizzativo senza costruire un’alleanza destinata a durare.
È la distinzione rivendicata da Controcorrente.
La differenza tra una convergenza occasionale e un nuovo equilibrio politico si potrà però capire soltanto osservando la continuità dei comportamenti.
Il prossimo test: le presidenze
La verifica più immediata arriverà con l’elezione dei presidenti e dei vicepresidenti delle sei commissioni.
Sarà un passaggio politicamente più significativo della semplice composizione degli organismi.
Se le stesse componenti che hanno sostenuto la costituzione delle commissioni riusciranno a ritrovarsi anche sulle presidenze, la convergenza del 24 settembre potrebbe assumere un peso politico maggiore.
Se invece emergeranno maggioranze differenti da commissione a commissione, sarà più facile considerare quei 14 voti come una convergenza circoscritta a quella specifica partita.
E poi ci saranno i provvedimenti amministrativi.
È lì che la geografia politica del Consiglio sarà sottoposta alla prova più importante.
Il punto politico, oggi
A oggi, dunque, sarebbe prematuro parlare della nascita di una nuova maggioranza.
I fatti consentono però di dire qualcosa di preciso.
Quattordici consiglieri hanno trovato una convergenza sulla costituzione delle sei commissioni.
L’MPA ha interpretato quel passaggio come un’intesa politica.
Controcorrente ha negato qualsiasi accordo con il centrodestra.
Fratelli d’Italia ha parlato di una convergenza istituzionale necessaria a sbloccare il Consiglio.
Forza Italia e Forza Azzurri hanno contestato soprattutto il metodo.
PD e AVS non hanno pubblicamente spiegato il significato politico del loro voto.
Ed è proprio per questo che la partita resta aperta.
La domanda, più che stabilire oggi se sia nata una nuova maggioranza, è capire se quella convergenza resterà confinata alle commissioni o se tornerà a manifestarsi sulle scelte politiche e amministrative della città.
Perché sarà la ripetizione dei voti, molto più dei comunicati, a dire se il 24 settembre è stato soltanto un episodio oppure l’inizio di una nuova fase politica per il Consiglio comunale di Agrigento.
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