Green pass, giovani e vaccini. Salvatore Nocera Bracco sulle emergenze e la conversazione

Salvatore Nocera Bracco. Elucubrazioni di un medicartista. 

Sulle emergenze e la conversazione.

Sembra quasi che il green pass abbia tolto la libertà a tutti. I toni esasperati di diverse fazioni rendono quasi impossibile ogni dialogo, perché si dovrebbero ascoltare ragioni che probabilmente all’altro non riguardano. La zona gialla in Sicilia si realizza come una profezia: i giovani, soprattutto i giovani, circolano quasi impunemente, prescindendo dai vaccini, dalle mascherine e dal distanziamento sociale. Un atteggiamento incauto, per non dire irresponsabile. I giovani però – a differenza degli adulti che accettano passivamente ciò che accade quasi sempre lamentandosi soltanto in camera caritatis, e senza mai comunque esternare, nei fatti, un concreto pubblico dissenso – hanno dalla loro parte gli ormoni. E questo non solo permette loro di giustificarsi, ma addirittura li immunizza da critiche d’ogni tipo, rendendoli gioco forza ribelli. I giovani – e mi si scusi se insisto con questa parola: “giovani”, come a distanziarli ulteriormente dal tessuto sociale: non basta il COVID? – non sentono ragioni quando si tratta di stare insieme, di socializzare, di strusciarsi in legittimi petting, perché seguono la loro natura di esseri relazionali che gli adulti, ahinoi, riescono ormai a controllare del tutto, quasi a reprimere, accettando di “sentirsi” più sicuri che liberi. Il contrario dei giovani, che si sentono in diritto di “sentirsi” più liberi che sicuri. E questo contro ogni forma di ideologia, che spinge verso molti estremismi, da una parte e dall’altra: i no-vax, che danno del pecorone a chi invece si vaccina, appellandosi alla Costituzione che garantisce innanzitutto la libertà di scelta di ogni cittadino; i vaccinati, la maggior parte, che invece danno addosso ai no-vax perché mettono a repentaglio la salute pubblica, anch’essa sancita come diritto insindacabile dalla Costituzione. Ognuno agisce semplicemente reputando che sia più giusto imporre le proprie ragioni anziché ascoltare quelle degli altri. Appunto. Secondo una linea crescente che va dalla semplice preoccupazione, alla paura, fino al terrore franco, si genera parimenti in alcuni la necessità di tenere tutto sotto controllo con le stesse sfumature, in altri invece si genera un atteggiamento di lassismo, con le stesse sfumature, che genera a sua volta la reazione dei controllati che generano a loro volta la reazione di chi si sente libero. Et voilà: il conflitto sociale è acceso. Allora qual è il senso della vera emergenza? C’è una sparuta minoranza, di cui io credo di far parte, che tenta di praticare una terza via, quella di chi è meno disposto a soccombere e ad accettare acriticamente facili o esagerati allarmismi o, al contrario, di cedere alla tentazione di altrettanto facili e banali accuse di “dittatura sanitaria”: una via laica, per dir così, aperta al dialogo, per meglio dire: alla conversazione. E non è una differenza da poco. Seguendo le suggestioni del pensatore spagnolo Santiago Zabala, espresse nel suo libro Esseri assenti, la libertà nell’epoca dei fatti alternativi (Bollati Boringhieri Editore), in un dialogo “la verità non è quasi mai un risultato, è quasi sempre presupposta da chi pone agli altri le opportune domande”. È quanto succede, a ben vedere, nella maggior parte dei talk show televisivi, in cui una verità – quella dei virologi, per esempio, spesso si contrappone a un’altra verità: quella dei complottisti, giustappunto. In una conversazione, invece, “gli interlocutori non hanno obiettivi; essere presi in una conversazione significa lasciarsi andare dall’argomento”. Non c’è dunque nessuna verità a priori, e non c’è la necessità si seguire un tema, ma la verità, se c’è, vien fuori cammin facendo, come il risultato di un incontro vivo tra persone vive – che è anche il senso del prendersi cura – persone che si confrontano semplicemente perché vogliono stare insieme – con i dovuti distanziamenti, ovvio! – ma con mezzi e competenze dialettiche che alla fine permettono l’emersione di una verità che non è frutto di una imposizione qualunque, data per scontata, a priori, bensì il risultato di una legittima interpretazione. Il covid è un’emergenza che sta facendo passare in secondo piano tutte le altre, da cui direttamente deriva: quella climatico-ambientale, intanto, che sta cambiando inesorabilmente anche l’equilibrio tra le varie specie viventi, batteri e virus compresi; e l’emergenza mediatica, propositrice di “realtà alternative”, di cui il penultimo presidente degli Stati Uniti è stato eclatante esempio: fake news e manipolazioni che impediscono di fatto ogni conversazione.