Giovani imprenditori a tutta birra

E’ un settore in forte espansione in tutta la provincia con tante nuove realtà imprenditoriali. Si tratta della produzione di birra artigianale, settore dove hanno deciso di scommettere sulle loro capacità imprenditoriali, molti giovani agrigentini. Da alcuni anni la produzione di birra artigianale in provincia è in continua crescita: ad oggi, secondo un’indagine della Confartigianato Imprese Agrigento, tra la città capoluogo e i centri della provincia, si contano quindici micro-birrifici registrati, laboratori che operano regolarmente per la produzione della birra artigianale. Quest’ultima sta riscuotendo un grande successo un po’ ovunque, conquistando un numero sempre maggiore di estimatori. E proprio per questo motivo, il comparto, a livello locale, si propone come motore dal quale ripartire per superare i mesi difficili segnati dal coronavirus. I micro birrifici agrigentini, oggi particolarmente in sofferenza per via della chiusura imposta ai locali pubblici, vogliono comunque essere pronti per la ripresa, in particolare con il “beverage fuori casa”, di cui proprio la birra è un elemento chiave. In provincia, diversi giovani agricoltori hanno saputo cogliere il successo di questo prodotto, investendo le proprie idee di innovazione in birrifici artigianali, impegnandosi anche nel trovare alternative gustose alle proprie birre, per soddisfare ogni tipo di palato. La birra artigianale non porta solo lavoro e reddito a chi la produce, ma favorisce un po’ tutta la filiera. L’amore per la tradizione e la passione per la birra, ad esempio, sono alla base del progetto imprenditoriale di una coppia quarantenne di Favara: Valeria Vita e Gaspare Pitanza, quest’ultimo mastro birraio, da due anni titolari di un micro-birrificio ai piedi della valle dei templi. Grazie a studi specifici e a precedenti esperienze lavorative nel Nord Italia, la coppia, è rientrata appositamente nella terra d’origine per dare vita al progetto. Dalla produzione della materia prima, alla lavorazione, tutto autonomamente. Nella campagna di loro proprietà, la coppia coltiva i cereali; il frumento con gli antichi grani autoctoni, poi maltati, e l’orzo, necessario per la creazione della loro birra agricola. Cinque tipologie di prodotto che viene commercializzato esclusivamente nei locali, pub ristoranti e birrerie. “Con la pandemia però siamo stati costretti a ridurre la produzione (circa 400 litri al mese) – spiega Valeria, che fa anche parte dell’Associazione “Le donne della birra”. – Auguriamoci – dice – di riprendere al più presto a lavorare a regime”. 

Nonostante l’emergenza Covid, non è venuta mai meno la voglia di birra: a livello nazionale, ad esempio, è stata la bevanda più consumata nelle settimane del lockdown, almeno secondo uno studio diffuso dell’Osservatorio Birra.  

Ecco quindi l’intuizione di diversi agrigentini, di tentare di diventare piccoli produttori di birre di qualità, per soddisfare le esigenze dei consumatori. Non tutti, per la verità, hanno ottenuto successo con tale iniziativa, ma ad esempio l’esperienza imprenditoriale di alcuni licatesi, che hanno dato vita a “Sapè”, una nuova linea di birre artigianali ispirate, sia nel nome che nella grafica, alla cantautrice Rosa Balistreri, ha dimostrato che anche da queste parti i mastri birrai fanno le cose per bene. La gamma prodotta da Sapè, con l’antico metodo ad alta fermentazione, non filtrata e non pastorizzata, è molto completa e può coprire ogni abbinamento possibile.  Anche sull’altro lato della provincia si registrano esperienze positive. A Menfi, ad esempio il mastro birraio Pellegrino Palminteri ha dato vita al micro birrificio “Befolk” con annesso pub, anche se ammette che purtroppo la pandemia ha costretto a rallentare un po’ i ritmi, causa chiusura del locale. “Ma funziona sempre l’asporto!” – sentenzia fiducioso. Adesso la categoria è in attesa dei ristori promessi. Questi giovani imprenditori, tutti caratterizzati da una grande passione per il proprio lavoro, vogliono solo guardare al futuro con ottimismo.

LORENZO ROSSO