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Home » Altro » Giobbe Covatta: “Per aiutare l’Africa serve la scuola”

Giobbe Covatta: “Per aiutare l’Africa serve la scuola”

7 Aprile 2026
in Altro, Buone Notizie (gusto e bontà)
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C’è un filo che lega la risata all’impegno civile. E nel caso di Giobbe Covatta, quel filo passa da anni attraverso l’Africa, diventando racconto, denuncia e soprattutto responsabilità.

Nel 2024, con il libro Il commosso viaggiatore – Alla scoperta dell’Africa, Covatta ha messo nero su bianco un percorso umano prima ancora che artistico: un viaggio lungo decenni dentro un continente troppo spesso raccontato in modo superficiale. Un viaggio che, come lui stesso racconta, non smette mai di sorprendere.

Al microfono di Roberta Zicari, l’artista si lascia andare a una riflessione lucida, a tratti ironica, ma profondamente concreta. L’Africa – spiega – non è un blocco unico, non è “un paese”, ma un mosaico di realtà diverse. «Nessuno direbbe di essere stato in vacanza in Asia – osserva – si direbbe Giappone, Siberia… Eppure con l’Africa facciamo di tutta l’erba un fascio».

Un passaggio che segna il cuore dell’intervista, perché smonta uno dei luoghi comuni più radicati.

Poi lo sguardo si sposta su Madagascar, terra che conosce bene. Qui Covatta non indulge in retorica: parla di contraddizioni, di equilibri fragili, ma anche di una sorprendente capacità di resistenza. E soprattutto indica una strada chiara per chi vuole aiutare davvero.

«Per sostenere un Paese bisogna investire nella scuola».

È questo il punto fermo. Nessuna scorciatoia, nessuna beneficenza sterile: istruzione, cultura, formazione. Un messaggio che vale per l’Africa, ma che l’attore ribalta anche sull’Italia, con una critica netta alla regressione culturale e al progressivo impoverimento del linguaggio.

Il ragionamento si allarga, tocca l’ambiente, l’ecologia, il futuro. E torna sempre lì: ai giovani. Perché – sottolinea – sono loro a dover costruire le soluzioni, non chi ha solo esperienza ma poco futuro davanti.

Il titolo del libro non è casuale. “Commosso” perché, racconta, ogni volta che torna in Africa si emoziona. Nonostante tutto. Nonostante le difficoltà, le ingiustizie, le ferite ancora aperte.

E forse è proprio questa la chiave più autentica dell’intervista: uno sguardo che non giudica, non semplifica, ma prova a capire.

Con la leggerezza di un comico e la profondità di chi ha scelto di non restare spettatore.

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