Sandro Fanara: «Agrigento deve uscire dalla logica dell’emergenza. Serve tornare alla normalità»
Cinquantatré anni, insegnante e gestore di una struttura ricettiva nel centro storico, Sandro Fanara è stato eletto in Consiglio comunale nelle fila del Partito Democratico. Alla sua prima esperienza politica istituzionale, arriva da oltre trent’anni di associazionismo. Turismo, randagismo, Maddalusa, commissioni consiliari, futuro della Giunta e Pride: con lui abbiamo fatto il punto sui primi mesi della nuova consiliatura.
Tu insegni e gestisci anche un B&B nel centro storico. Che estate è stata per il turismo agrigentino?
«Dopo il calo registrato a luglio, agosto e settembre sono andati meglio e ottobre sta andando molto bene, soprattutto perché stanno tornando gli stranieri. Sono turisti che generalmente fanno il tour della Sicilia: Siracusa, Agrigento, Trapani e Palermo. Resta comunque il fatto che abbiamo vissuto un’estate difficile, con gravi ripercussioni per tutto il settore turistico e per il suo indotto. Purtroppo continuiamo a vivere di una forte stagionalità».
Quanto pesa l’assenza di un aeroporto ad Agrigento?
«Avere un aeroporto sarebbe certamente positivo, ma oggi abbiamo innanzitutto il problema di raggiungere quelli che già esistono. Bisogna migliorare la viabilità e i collegamenti interni della Sicilia. Catania e Palermo non soffrono la crisi nella stessa maniera. Oggi arrivare ad Agrigento, così come raggiungere altre località siciliane, è complicato: se non hai una macchina fai fatica a muoverti. Mancano vere alternative nei collegamenti».
Intanto è cominciata la tua esperienza da consigliere comunale. Come la stai vivendo?
«Per me è un’esperienza completamente nuova. Conosci la mia storia personale: non vengo dalla politica attiva, anche se da oltre trent’anni mi occupo di associazionismo, che considero forse una delle forme più nobili di fare politica. Siamo abituati ad aiutare il prossimo e, tra le altre cose, ci siamo occupati molto di randagismo».
Proprio il randagismo continua a essere un’emergenza.
«Sì, ed è un’emergenza che ha anche un’incidenza importante sulle casse comunali. Se un cane randagio morde qualcuno, quella persona ha diritto a chiedere un risarcimento. Ma il problema riguarda anche sicurezza, sanità e decoro urbano. Pensiamo anche agli animali che finiscono sulle carreggiate e possono provocare incidenti».
Le politiche adottate in passato, a partire dalle sterilizzazioni, non hanno funzionato?
«Voglio spezzare una lancia in favore delle amministrazioni che si sono succedute, perché il problema è enorme. Ogni anno riceviamo segnalazioni relative a migliaia di cani abbandonati. Nessun Comune può reggere un’onda d’urto di queste dimensioni. C’è gente che tiene un cane in casa, fa fare le cucciolate e poi regala i cuccioli al primo che passa. Manca ancora una vera cultura della responsabilità».
Cosa bisognerebbe fare?
«Bisogna diffondere la cultura della sterilizzazione, anche perché spesso il costo rappresenta un ostacolo per le famiglie. Il Comune dispone oggi di una sala operatoria, realizzata grazie a un finanziamento intercettato quando assessore era Roberta Lala. Il problema è che le sterilizzazioni effettuate dai veterinari dell’Asp riguardano i randagi e le strutture convenzionate. La vera rivoluzione sarebbe consentire l’accesso alla sterilizzazione anche ai proprietari di cani che economicamente non possono permettersela».
È una proposta sulla quale stai lavorando?
«Ne ho già parlato con l’assessore Lala. Dovremmo prendere esempio da alcuni modelli virtuosi adottati al Nord, prevedendo agevolazioni legate all’Isee. Oggi, ad esempio, esiste uno sconto sulla Tari per chi adotta un cane dal canile: 500 euro per un cane e fino a 800 euro per due. Per me questa impostazione non risolve il problema alla radice. Bisogna arrivare a non riempire il canile, non semplicemente a svuotarlo. Preferirei un sistema nel quale il cittadino presenta il certificato di avvenuta sterilizzazione e ottiene un’agevolazione».
Torniamo al Consiglio comunale. È vero che abitavi nello stesso palazzo di Riccardo Gallo, William Giacalone e Silvio Alessi?
«Sì, era un palazzo particolare. Al pianterreno abitava storicamente anche la famiglia di Roberto Sciarratta. Scherzando dico sempre che sono l’unico che si è salvato».
Tutti figli di San Vito, insomma.
«Era un quartiere molto vivace. Oggi, purtroppo, è un po’ morto».
Come hai trovato il Consiglio comunale?
«Ci siamo trovati immediatamente davanti a emergenze importanti, a cominciare dalla grande “bomba” di Maddalusa. Sono questioni che richiedono tempo e risorse e che inevitabilmente finiscono per assorbire gran parte dell’attività amministrativa».
Se fossi stato sindaco, come avresti affrontato Maddalusa?
«Penso che tutto quello che rientrava nelle competenze del sindaco sia stato fatto. Non dobbiamo però dimenticare che la gestione del servizio idrico non appartiene al Comune. Come Partito Democratico abbiamo chiesto un parere legale e adesso aspettiamo la risposta. Speriamo bene».
Hai visto il servizio delle Iene?
«Mi ha fatto molto male. Non sono riuscito neppure a guardarlo per intero. Ancora una volta Agrigento è stata catapultata sulle cronache nazionali per immagini negative, quando questa città è anche tanto altro. Io insegno nei corsi serali dell’istituto Nicolò Gallo e gestisco una struttura ricettiva: posso dirti che immagini del genere fanno male alla città».
Qualcosa delle difficoltà della città sta tornando addosso anche al sindaco Michele Sodano. L’intento rispetto al passato può essere diverso, ma le brutte figure restano.
«Capisco che i cittadini vogliano vedere immediatamente il cambiamento, ma governare una situazione del genere è veramente complicato. Penso, per esempio, alle discariche abusive: ne vengono bonificate continuamente e subito dopo ne spuntano altre, con costi enormi per il Comune. Non possiamo pretendere che problematiche incancrenite da anni vengano risolte in cento giorni».
Tra poco, però, sarà trascorso un mese senza vicesindaco. È normale?
«Sarebbe certamente opportuno avere un vicesindaco, anche perché diverse deleghe sono rimaste in capo al sindaco. Mi auguro quindi che a breve venga individuata una nuova figura. Non credo a un ritorno di Giovanni Crosta, che si è dimesso in maniera scrupolosa».
Chi vedresti in quel ruolo?
«Mi auguro venga scelta una persona all’altezza, perché considero quella del vicesindaco una figura fondamentale. Per fortuna non sono valutazioni che spettano a me, ma credo serva un profilo di livello».
Sulle commissioni consiliari si è parlato di inciucio, impasse, accordi sottobanco. Tu come hai vissuto quella fase?
«Era trascorso troppo tempo e ancora non avevamo le commissioni a causa della mancanza di accordi. Che ci sia un problema all’interno del centrodestra credo sia evidente a tutti. Alla fine riuscire a trovare un’intesa per uscire dallo stallo è stato un atto di responsabilità. Altro che inciucio: abbiamo cercato di rispettare le richieste di ciascuno».
Anche nella scelta delle commissioni?
«Certamente. Io, per esempio, per sensibilità e competenze avevo chiesto la seconda commissione, che si occupa anche di ambiente. È normale che in queste dinamiche ci sia il rispetto dei ruoli, anche quando si eleggono presidente e vicepresidente. Ma tutto deve avvenire nel rispetto reciproco. Stiamo cercando di lavorare e questo deve essere l’obiettivo comune. La mia candidatura è nata proprio dalla volontà di smettere di limitarmi alle lamentele e provare a impegnarmi personalmente».
Ti aspetti scossoni politici in vista delle prossime Regionali?
«Agrigento è sempre stata un laboratorio politico. Non mi considero un politologo, ma il Partito Democratico ha un ruolo centrale in Italia e in Sicilia e immagino che possa recitare un ruolo importante. È evidente che qualcosa potrebbe accadere. Io mi auguro soprattutto che gli assessori espressione dei vari partiti possano continuare a lavorare. Riccobene e Sciortino, per esempio, hanno deleghe molto difficili, sono in trincea, e mi auguro possano continuare a svolgere bene il loro lavoro».
Da qui a Natale quale priorità vorresti dare all’azione amministrativa?
«Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza e cominciare finalmente a pensare alla normalità, perché è proprio di questo che Agrigento ha bisogno. Bisogna pianificare e riportare la città alla normalità. E voglio sottolineare anche una cosa positiva: all’interno del Consiglio comunale c’è un buon clima collaborativo, che spesso va oltre gli steccati politici e mette gli interessi della città davanti a tutto».
Chiudiamo con il Pride. È un’esperienza da ripetere?
«Il Pride non è stato organizzato dal Comune, che ha concesso il patrocinio. Al netto delle polemiche, per me è sicuramente un’esperienza da ripetere per il messaggio di inclusione e condivisione che porta con sé. Io sono andato anche per tutti quelli che magari non hanno avuto il coraggio di esserci. Spero che il prossimo anno siano presenti».
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