Evitare i naufragi, da quello dei migranti a quello della politica e della democrazia

Dopo i recenti naufragi nel Mediterraneo, diverse sono state le prese di posizione di personalità del mondo cattolico e degli stessi Vescovi italiani per rispondere con umanità al dramma di tanti migranti in fuga dal loro paese con la speranza di una vita migliore.
E quindi, ad alzare ancora la voce ieri, è stato Papa Francesco all’Angelus, in piazza S. Pietro, davanti ad una folla che le cronache quantificano in circa 25.000 persone, con un ennesimo forte richiamo alla Comunità internazionale sollecitata ad agire “con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi, e per garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti”.
Comunità internazionale che concretamente significa ONU a livello generale e per quanto riguarda il Mediterraneo l’ Unione Europea, chiamata a fronteggiare questa che è sicuramente la “più grande sfida al momento”. Una sfida comune da affrontare tutti i 28 paesi della UE, senza assurde chiusure nazionalistiche, mobilitando testa e cuore, e nella linea culturale dei grandi valori di civiltà propri del nostro continente.
La Chiesa fa la sua parte nel richiamare questi valori, che la politica nell’ambito dei suoi diritti-doveri, con le scelte che proprio le competono, deve tentare di mettere in pratica con le decisioni ritenute più opportune, commisurate alla gravità ed all’urgenza del momento.
Per tutto ciò però, sembra condizione preliminare indispensabile creare un clima di responsabile serietà e serenità, evitando nervosismi, battute in libertà, iperboli fuori  posto, e quant’ altro che comunque distoglie dal concentrarsi sui problemi, ed anzi creando le condizioni per un altro tipo di naufragio, quello della politica e – Dio non voglia ! – della stessa democrazia.
Naufragio dei migranti e naufragio della politica sembrano due cose davvero correlate, ed il primo su cui si concentra abitualmente l’attenzione, in realtà è frutto del secondo e non viceversa.
Un naufragio della politica a livello europeo come quello a cui sgomenti abbiamo assistito nelle settimane scorse, per esempio tra Francia ed Italia, con reciproche battute e risposte al vetriolo tra i massimi responsabili.
Così come all’interno della nostra Italia, dopo le elezioni del 4 marzo u.s. quando il popolo ha voluto determinare un rovesciamento a 360 gradi dell’ottica generale con cui affrontare i problemi generali del paese.
Non stiamo qui a ricordare le frasi più dure tra esponenti culturali e politici delle due aree al limite dell’offesa o forse, addirittura oltre, con rilievi che a non pochi appaiono palesemente anche di carattere penale.
Sui problemi Papa Francesco, si rifà abitualmente ad un approccio evangelico specie per la globalizzazione ed opportunamente evita di entrare direttamente nelle vicende italiane.
Ma, in questi anni è assurto, quasi come il leader dei progressisti, non solo italiani. Specie adesso che, in una recente intervista ha anche affermato che “I populismi non sono la soluzione ai problemi del nostro tempo”.
Una messa in guardia per tutti, in un’ottica sicuramente mondiale, con l’invito a curare di più e meglio però i problemi assai trascurati di giustizia spicciola e concreta. Che , per esempio in Italia, hanno determinato il risultato elettorale del 4 marzo scorso. Quando il popolo ha voluto mettere un argine fermo al dilatarsi della povertà, delle diseguaglianze e dei privilegi di caste emergenti, favorite dai Partiti di Governo.
E’ il bello della democrazia che si esprime nel segreto dell’urna, scegliendo tra le forze che sono in campo. Forze che tutte devono sentire anzitutto il dovere, anche con il linguaggio,  di evitare il naufragio della politica e soprattutto della democrazia.
Diego Acquisto