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Elezioni ad Agrigento, partiti divisi e partita aperta

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
16 Gennaio 2026
in top2, Politica
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Agrigento, centrodestra diviso e strategie rinviate: alle Comunali si profila il copione di cinque anni fa

Il caso Ragusa rischia di non restare isolato. Guardando agli equilibri che si stanno delineando ad Agrigento, lo scenario per le prossime elezioni amministrative sembra ricalcare fedelmente quello di cinque anni fa: un centrodestra frammentato, con i principali partiti pronti a correre ciascuno per conto proprio, probabilmente con candidature di bandiera, per poi rinviare ogni sintesi al momento decisivo del ballottaggio.

In questo quadro viene data per scontata la non candidatura di Francesco Miccichè, su cui pesa il bilancio di Agrigento 2025, nata come occasione di rilancio e trasformatasi, politicamente, in un boomerang.

Una strategia già vista, che scarica sul secondo turno il peso delle alleanze e degli apparentamenti. Ed è proprio lì che si gioca la partita vera.

Apparentamenti e liste civiche: cosa garantiscono davvero

L’apparentamento, previsto dalla normativa elettorale, consente alle liste che sostengono un candidato sconfitto al primo turno di confluire ufficialmente su uno dei due candidati rimasti in corsa, garantendo posti in Consiglio comunale e, spesso, un ruolo nella futura maggioranza.
In questo meccanismo le liste civiche diventano centrali: non solo bacini di voti, ma veri e propri contenitori negoziali, decisivi per costruire maggioranze numeriche e politiche.

Il nodo dei candidati: ritorni, ipotesi e nomi che circolano

In questo quadro fluido, uno dei nomi che torna con insistenza è quello di Lillo Firetto, che cinque anni fa venne politicamente travolto proprio dalla coalizione compatta del centrodestra. Oggi, paradossalmente, il suo nome riemerge mentre il centrodestra appare tutt’altro che unito e alla ricerca di figure spendibili.

Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore c’è anche quella del medico Piero Luparello, segnale di una difficoltà evidente nel far emergere candidature forti dal Consiglio comunale, dalla società civile e dal mondo imprenditoriale, rimasti finora ai margini del dibattito. Nelle ultime ore si è fatto anche il nome del primario di Pediatria Giuseppe Gramaglia.

Restano sullo sfondo altri possibili ritorni: Calogero Sodano, mentre nell’area progressista si fa il nome di Nuccio Dispensa, con un Partito Democratico che, anche in questo caso, non appare compatto nella scelta.
Come accade a ogni tornata, riaffiora anche l’ipotesi Aldo Piazza, nome ciclico del panorama elettorale cittadino.

Centrodestra: incognite e competizione interna

Da capire quale sarà la mossa di Fratelli d’Italia, che nell’ultima tornata sostenne inizialmente la candidatura di Daniela Catalano, proposta dalla Lega di Tardino, suggellata dal comizio in piazza Cavour di Giorgia Meloni.
In Forza Italia Giulio Cinque viene indicato come proposta giovane, ma resta sul tavolo anche l’ipotesi dell’assessore ai grandi eventi Carmelo Cantone, pronto a scendere in campo qualora si rendesse necessario un nome più strutturato.

L’incognita Lavardera e il voto degli scontenti

C’è poi il fronte alternativo rappresentato da Ismaele La Vardera, che anche ad Agrigento sembra intenzionato a misurarsi, puntando a intercettare il voto degli scontenti e degli astensionisti, in una prospettiva che guarda già oltre le Comunali, verso le future elezioni regionali.

L’unica candidatura ufficiale

Al momento, però, una sola candidatura è davvero sul tavolo: quella di Giuseppe Di Rosa, già ufficializzata e sostenuta da liste civiche. Un dato che fotografa meglio di ogni analisi lo stato attuale del quadro politico: molte ipotesi, pochi nomi certi e una campagna elettorale che rischia di consumarsi più nei retroscena che nel confronto pubblico.

Ad Agrigento, come a Ragusa, la partita sembra destinata a giocarsi tutta dopo il primo turno. E il rischio, ancora una volta, è che le scelte decisive arrivino più dai calcoli elettorali che da una visione condivisa di città.

📌 IL CASO RAGUSAA Ragusa il centrodestra si presenta diviso al primo turno, con più candidati espressione dei singoli partiti. Nessun nome unitario, nessuna coalizione compatta: la strategia è rinviare la sintesi al ballottaggio, affidando agli apparentamenti e alle liste civiche la costruzione della futura maggioranza.

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