Il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Martello, ha minacciato di far mettere i sigilli al dissalatore di Marinella. Una presa di posizione, confermata proprio da una nota del Comitato Mare Nostrum, che riaccende lo scontro sull’impianto realizzato durante l’emergenza idrica e oggi al centro del confronto amministrativo dopo il decreto commissariale che lo definisce struttura fissa. “Il sindaco di Porto Empedocle ha dato ragione alle istanze ed ha minacciato l’ing. Sansone – delegato dal Commissario per l’emergenza idrica Nicola Dell’Acqua – di porre i sigilli al dissalatore – si legge in una nota diffusa dal Comitato Mare Nostrum -. Ricordiamo che il dissalatore di Porto Empedocle, ‘non ancora in esercizio’ così recita il comunicato di Siciliacque del 21 gennaio 2026, insiste sulla spiaggia di Marinella ed è stato realizzato sulla base di provvedimenti emergenziali a causa della crisi idrica del 2024 e per questa ragione è sempre stato dichiarato mobile e provvisorio come sottolineato proprio dall’ing. Sansone durante il Consiglio comunale aperto del 10 luglio 2025”.
“Il decreto commissariale n.42 del 17 dicembre 2025 smentisce quanto dichiarato in quell’occasione e dichiara il dissalatore una struttura fissa – continua il Comitato -. Un atto che pone una demarcazione importantissima tra prima e dopo il decreto. Il dissalatore si trova in un’area destinata a parcheggio e ad attrezzature turistiche e di servizio alla balneazione della spiaggetta, quindi giustificabile soltanto se ci si trova in una condizione di temporaneità. Con il decreto n.42 il dissalatore diventa fisso e quindi abusivo fino a quando non verrà effettuata una variante al prg comunale”.
“Questo ha spinto il sindaco di Porto Empedocle a modificare la sua posizione che, incalzato, afferma di fare tutto quanto è possibile affinché si rispettino gli accordi così come previsto dalla fase di installazione del dissalatore in zona ex Asi”, conclude la nota. Precisa il presidente Saia: “Il Comitato non può che accogliere con soddisfazione le parole del sindaco ma è bene sottolineare che deve essere conseguenziale impugnando amministrativamente il decreto commissariale n.42 entro il 17 febbraio quindi allo scadere dei 60 giorni dalla sua pubblicazione, altrimenti è solo aria fritta!”.
“Quanto emerso oggi nel Consiglio comunale di Porto Empedocle rappresenta una verità politica gravissima e certifica un disastro istituzionale che chiama in causa, per responsabilità politiche e amministrative, sia il Governo nazionale guidato da Giorgia Meloni sia il Governo regionale presieduto da Renato Schifani. Il dissalatore di Porto Empedocle non è soltanto un’opera contestata. È un impianto realizzato senza il necessario rispetto delle istituzioni locali, in assenza di trasparenza e, come dichiarato dallo stesso Sindaco, con possibili profili di abusivismo che impongono accertamenti immediati”. Lo afferma con una nota la deputata M5s, Ida Carmina, già sindaco di Porto Empedocle.
“Per mesi è stato sostenuto che l’intervento fosse pienamente regolare – continua la deputata -. Per mesi è stato chiesto al territorio di tacere in nome dell’emergenza idrica. Per mesi ogni critica è stata liquidata come strumentale. Oggi emerge invece un quadro estremamente preoccupante. Quando un sindaco arriva a ipotizzare il possibile sequestro di un’opera pubblica, non siamo davanti a un semplice errore amministrativo, ma a un fallimento istituzionale clamoroso. Parliamo di un impianto collocato su una spiaggia di rilevante pregio ambientale, storico e paesaggistico, in pieno centro urbano e non nell’area industriale dove già insistono due dissalatori”.
“Un dissalatore mobile presentato come soluzione temporanea ma realizzato con caratteristiche permanenti, costato decine di milioni di euro pubblici, già interessato da guasti e malfunzionamenti e che, allo stato attuale, ha fornito un contributo assolutamente marginale nella risoluzione della crisi idrica – sottolinea Carmina -. Qualcuno ha deciso che Porto Empedocle potesse essere trattata come terra di nessuno. Qualcuno ha scavalcato il Comune. Qualcuno ha ritenuto che norme urbanistiche, vincoli ambientali e prerogative istituzionali potessero essere ignorati, con responsabilità politiche che ricadono sul Governo Meloni e sul Governo Schifani, promotori e gestori delle scelte emergenziali che hanno portato alla realizzazione dell’opera”.
“L’emergenza idrica non può e non deve diventare un alibi per violare la legalità, normalizzare l’abuso o sprecare risorse pubbliche in interventi inefficaci e dannosi per il territorio e per il suo sviluppo economico e turistico – aggiunge ancora la deputata del M5S -. Nel corso del Consiglio comunale è stata formalmente avanzata la richiesta che tutti gli atti relativi alla realizzazione del dissalatore vengano trasmessi senza ulteriori ritardi alle autorità competenti e alle procure, affinché vengano accertate eventuali responsabilità politiche, amministrative e, se del caso, penali”.
“Se l’opera dovesse risultare abusiva, qualcuno dovrà risponderne. Se invece non lo fosse, qualcuno dovrà spiegare per quale motivo il Sindaco sia stato tenuto all’oscuro e posto davanti al fatto compiuto. Non esistono opere pubbliche troppo importanti per rispettare la legalità. Non esistono territori sacrificabili né esistono cittadini di serie B. Porto Empedocle merita rispetto e la Sicilia merita verità. Le istituzioni, a tutti i livelli, hanno il dovere di assumersi pienamente le proprie responsabilità. Su questa vicenda l’attenzione resterà massima e l’azione politica proseguirà con determinazione, affinché sia fatta piena luce su quanto accaduto. L’ho già fatto con diversi atti parlamentari ispettivi e andremo fino in fondo alla ricerca della verità”, conclude Carmina.
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