«Ferma la profonda stima e la riconoscenza verso la Guardia costiera e le altre forze di polizia impegnate quotidianamente nelle operazioni di soccorso appare evidente dal ripetersi di episodi e dalla conseguente apertura di fascicoli per il reato di naufragio colposo, che vi sia qualcosa da rivedere in ordine al complessivo e certamente dispendioso apparato di controllo e sicurezza delle frontiere marittime, con riferimento al correlato ed ineludibile obbligo di soccorso per le persone. In mare aperto, calmo o in tempesta che sia, non vi sono nemici ma esseri umani da soccorrere». Lo scrive il procuratore di Agrigento, Giovanni Di Leo sull’immigrazione dove la Procura risulta impegnata in prima linea, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario stilata dal presidente della Corte d’Appello di Palermo, Matteo Frasca. Il procuratore ha evidenziato un aumento, «non giustificato» dal numero complessivo di arrivi a Lampedusa e nel resto della provincia di Agrigento, di episodi di naufragio e di vittime in mare aperto.
«Il territorio è afflitto da problematiche criminali interne di rilevante entità e gravità in particolare sotto il profilo dei reati di violenza di genere e contro la Pubblica amministrazione», continua il procuratore Di Leo. Tra gli altri argomenti toccati nel suo intervento, significati i passaggi sui reati ambientali e rifiuti. Per quanto concerne i reati ambientali numerose persone sono state sanzionate con decreto penale di condanna per l’abbandono “selvaggio” di rifiuti.
«Alcuni fenomeni che appaiono nel complesso di rilevante gravità – afferma il procuratore – non trovano adeguata deterrenza per il sistematico ricorso alle opposizioni ai decreti penali emessi finalizzati alla messa alla prova, e per la riscontrata impossibilità di procedere, anche temporaneamente al sequestro preventivo delle autovetture utilizzate per commettere il reato contravvenzionale se in uso e di proprietà di privati e non di imprese». Sono emersi e stanno emergendo, peraltro, rilevanti reati penali in materia di gestione illecita di impianti di stoccaggio di rifiuti plastici. «E’ un’attività molto lucrosa – spiega il responsabile della Procura –. In almeno due casi registrate gravissime conseguenze ambientali (incendi alle aziende di rifiuti “Omnia” a Licata e di “Ecoface” a Ravanusa). Le indagini su tali fatti nel caso di Omnia hanno portato all’arresto degli autori dell’incendio, ma non ancora dei mandanti. Nel secondo caso sono ancora in corso».
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