Difficile fermare la devozione

Non è facile per gli agrigentini, compresi quelli della provincia, accettare la decisione di non poter festeggiare il loro San Calogero. Al santo nero venerato in Sicilia, viene riconosciuto di avere aiutato la popolazione durante la peste e di avere guarito tantissime persone ammalate che si erano rivolte a lui nelle grotte di Sciacca. E c’è ancora la convinzione che il Santo possa fare miracoli a quanti si rivolgono a lui con preghiere ed ex voto. Per questo la festa delle prime due domeniche di luglio non è solo una processione ma un’occasione per pregare, per ringraziare per le grazie ricevute o per chiederle per se o per i propri cari.

Per questo chiedere alla popolazione di non festeggialo si presenta molto difficile. L’idea di non far svolgere la processione per evitare assembramenti e rischiare contagi potrebbe non essere un adeguato deterrente per fermare la folla dei fedeli.  Nonostante i tempi ristrettissimi, forse sarebbe il caso di pensare subito a eventuali misure alternative che possano bilanciare le esigenze di sicurezza con quelle di devozione.

Acclarato che non si può ripetere l’entrata e l’uscita del Santo dalla chiesa ed acclarato anche che non si può salire sul fercolo, si potrebbe studiare un giro del santo su un mezzo scoperto per le vie principali della città a partire dall’alba e fino a tarda sera. In questo modo non ci sarebbe una meta da raggiungere e tutti potranno vedere il santo e per quest’anno mandare baci e pane solo a un furgone in movimento. Poi l’anno prossimo ci rifaremo tutti.

Ma questa è solo un’idea, ce ne possono essere tante altre che andranno studiate e valutate per raggiungere lo stesso obiettivo che soddisfi un po’ tutti. C’è poi da organizzare le Sante Messe con delle dirette Facebook per consentire a tutti i fedeli di poter partecipare alle celebrazioni. In molti conservano l’usanza/promessa, di recarsi in pellegrinaggio al Santuario e assistere alla santa messa. Soprattutto per loro occorre trovare delle soluzioni.