Parroci nel mirino dei social, la Chiesa agrigentina chiude il caso: “Vicenda calunniosa”
La Chiesa Agrigentina prende posizione e lo fa con parole nette, misurate ma inequivocabili. Con il protocollo n. CUR 147/2026, diffuso in data odierna, la diocesi interviene ufficialmente in merito alle azioni diffamatorie consumate via social network ai danni di alcuni parroci operanti nel territorio diocesano, esprimendo piena solidarietà umana e convinta vicinanza ecclesiale ai presbiteri coinvolti.
Nel documento si sottolinea come le risultanze delle autorità inquirenti abbiano già chiarito in modo definitivo la vicenda, confermando l’assoluta infondatezza delle accuse e, soprattutto, l’inesistenza stessa della persona indicata come Samantha Castelli, elemento che sgombra il campo da ogni ulteriore ambiguità e restituisce piena dignità ai sacerdoti chiamati in causa.
Un passaggio centrale della nota è dedicato al rapporto con le istituzioni: la Chiesa agrigentina ribadisce infatti incondizionata fiducia nella Magistratura, riconoscendone il ruolo di garante della verità e della tutela delle persone. Allo stesso tempo, viene riaffermata con forza la stima per l’operato dei presbiteri, il cui servizio pastorale – si legge implicitamente – non può essere messo in discussione da campagne diffamatorie prive di qualsiasi fondamento.
La diocesi sceglie volutamente la linea del rigore e della responsabilità, ritenendo superfluo ogni ulteriore commento di fronte a una vicenda che, alla luce degli accertamenti, si configura come calunniosa. Una presa di posizione che chiude il cerchio e lancia un messaggio chiaro: la tutela delle persone e della verità viene prima di tutto, anche – e soprattutto – nell’era della gogna social. La nota è datata Agrigento, 31 gennaio 2026 ed è stata diffusa dal presbitero dell’Arcidiocesi di Agrigento. Un intervento che segna un punto fermo e riafferma un principio essenziale: la reputazione non è un’opinione, ma un diritto.
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