Dieci morti per tumore, altri sette devastati da gravi patologie e decenni di colpevole silenzio istituzionale. Si apre finalmente uno squarcio di giustizia sulla strage silenziosa dei vigili del fuoco di Lampedusa, trasformati in carne da macello dalle emissioni devastanti di un radar militare a soli 400 metri dalla loro caserma aeroportuale. Su un organico di 45 pompieri in servizio negli anni Novanta, quasi un quarto è già stato ucciso dal cancro.
Il ministero dell’Interno ha finalmente avviato le procedure per valutare lo status di “vittima del dovere equiparata” per i 17 ex vigili del fuoco colpiti dal “mostro elettromagnetico”, installato nel 1986 dopo i missili di Gheddafi.
“Siamo stati mortificati dal silenzio delle istituzioni, ma non abbiamo mai mollato”, urla con rabbia e orgoglio il sindacalista ed ex vigile del fuoco Antonello Di Malta, che guida una battaglia legale durata anni. I primi sintomi – svenimenti, mal di testa feroci e picchi di pressione – erano esplosi in servizio, per poi trasformarsi in tumori subito dopo il pensionamento.
Ora la palla passa alla Commissione medica ospedaliera di Messina, che esaminerà i singoli casi clinici per il parere definitivo sulle cause di servizio. Un barlume di luce arrivato a pochissimi giorni dall’ultimo decesso, quello di Giovanni Partinico, l’ennesima vittima di una lista della vergogna che Lampedusa non può più tollerare.
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