Decesso di Vincenzo Rigoli: i periti di parte civile smontano le tesi del CTU

In prosecuzione dell’udienza svoltasi nella mattinata del 29/11 u.s. nel processo per omicidio colposo a carico dei Dott.ri Salvatore Napolitano e Sergio Sutera Sardo, i sanitari che ebbero in cura il giovane Vincenzo Rigoli deceduto per shock emorragico la notte tra il 16 ed il 17 dicembre del 2012 all’interno della sala operatoria dell’ospedale S. Giovanni di Dio di Agrigento, sono stati auditi nel pomeriggio i periti di parte civile, i Prof.ri Paolo Procaccianti e Nello Grassi dell’Università di Palermo.

Questi ultimi, a seguito di quanto asserito dal CTU, perito del P.M., Dott. Ragazzi, hanno di fatto smontato le affermazioni di quest’ultimo tanto per quanto attiene alle effettive chance di sopravvivenza di Vincenzo, quanto in merito alla presunta broncopatia in essere che avrebbe contribuito, a detta del medesimo CTU, ad inficiare l’intera prognosi.

Il Prof. Procaccianti, l’unica figura professionale che ha partecipato all’esame autoptico, sulla scorta di ampia documentazione fotografica proposta in visione, ha dimostrato in maniera inequivoca come le lesioni riportate da Vincenzo, sia a livello addominale che toracico-polmonare, se tempestivamente ed opportunamente trattate avrebbero consentito, senza forma alcuna di dubbio, chance di sopravvivenza nell’ordine del 70% ! E’ stato altresì rilevato come le descrizioni riportate nei registri operatori in merito agli interventi eseguiti sugli organi interni coinvolti, non hanno trovato alcun riscontro all’esame autoptico!

Riguardo alla presunta broncopatia sulla quale il Dott. Ragazzi aveva fatto leva per addivenire ad una proposizione “infausta” della prognosi di Vincenzo, i periti di parte civile hanno puntualizzato che trattavasi semplicemente di una bronchite che, in alcun modo, avrebbe giammai potuto inficiare qualsivoglia intervento fosse stato, di fatto, posto in essere e giammai eseguito!

A dimostrazione di tale assunto hanno riferito i dati provenienti dalla mera lettura in aula tanto della scheda di accesso al pronto soccorso di Vincenzo, quanto dei medesimi valori di riferimento riportati successivamente  anche nel registro operatorio in merito alle capacità di ossigenazione pari al 96% di volume, assimilabili, cioè, alla piena normalità (valori di 97-98%) nella considerazione che un polmone, di fatto, risultava già in condizioni di collasso e non trattato in alcun modo per ben oltre due ore!

A tal proposito, il Prof. Grassi, specificatamente stimolato dal giudice, si è soffermato sulla figura e sulle specifiche competenze del Chirurgo Generale, il quale, a differenza di altri specifici corsi di specializzazione nelle branche della chirurgia, non risulta essere figura “generica” ma “completa” per discipline oggetto di studio, censurando l’atteggiamento di inerzia mantenuto dai sanitari in attesa dell’arrivo del Napolitano!

Prossima udienza fissata per il prossimo 8 gennaio 2018.

Giuseppe Rigoli e Michela Frasca, genitori di Vincenzo