Da Londra ad Agrigento, la storia del medico Simona Di Caro: “Non ci sono confini, la parola chiave è flessibilità”

Storie di #emigrazionealcontrario. Conosciamo l’agrigentina Simona Di Caro,  specialista in gastroenterologia e endoscopia digestive.  Ha studiato a Roma  e dopo aver lavorato per diverso tempo a Londra , ha deciso di tornare  ad Agrigento.

Di Domenico Vecchio 

Quando hai deciso di lasciare la Sicilia e perche ?

Inizialmente per l’Universita’ mi sono trasferita a Roma. Gli anni in cui dal parcheggio selvaggio in Piazza del Popolo si e’ passati alle isole pedonali ed all’illuminazione dei Palazzi….era bellissimo andare in giro per Roma. Dopo la Laurea in Medicina sono entrata in Specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva sempre a Roma all’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore ed ho deciso di fare un’esperienza in USA, precisamente in Pensilvenia presso UPMC di Pittsburgh. Lavoravo in laboratorio come Post-Doc e poi andavo in palestra il pomeriggio alla Carnegie Mellon University, per capirci quella che hanno frequentato gli ideatori di Google.

Ha vissuto sempre nella capitale?

Un’esperienza fantastica. Dopo essere rientrata a Roma per completare la specializzazione, mi sono trasferita a Palermo dove ho vissuto quasi 3 anni lavorando al San Raffaele di Cefalu’. Quello e’ stato il mio primo tentativo di rientro, ma per vari motivi personali, forse non ero ancora pronta.

Da Palermo a Roma cambia molto…

Litigavo  tutti i giorni con il parcheggiatore abusivo perche’ faceva parcheggiare le macchine a spina sul marciapiede proprio davanti il portone del palazzo ed io non riuscivo ad uscire di casa con il passeggino di mio figlio. I vigili non sono mai venuti. E’ stata una grande delusione per me a quel tempo. Cosi’ mi sono organizzata e sono partita per United Kingdom dove sono rimasta 12 anni. Sono molto orgogliosa della mia carriera in UK, lavoravo a Londra presso UCLH, uno dei migliori ospedali al mondo, Great Ormond Street Hospital (quello di Peter Pan!) ed anche come Professore Associato all’Universita’ UCL per l’insegnamento.

Ti mancava Agrigento?

Da qualche anno e’ maturato dentro di me il desiderio di rientrare. Non mi piacevano i viaggi di Natale e d’estate per tornare a trovare la mia famiglia e gli amici, mi sentivo divisa a meta’. Io il Regno Unito lo porto nel cuore, ho degli amici li’ per la vita, ci “vediamo” con videochiamata ogni domenica ed appena si potra’, a causa della pandemia, verranno a trovarci. Ho anche la cittadinanza inglese. Non credo che questo filo si spezzara’ mai e chissa’ forse un giorno torneremo li’ per qualche tempo. Una volta in TV ho visto un’intervista di Roberto Saviano e da li’ e’ cominciato tutto.

Saviano?

Si proprio lui. Mi sentivo una “traditrice” perche’ non facevo nulla per la mia terra. Non so spiegarlo, e’ venuto da dentro. Senza nessuna presunzione, semplicemente ho avuto il privilegio di vedere tante realta’ diverse ed imparato tantissimo, vorrei offire questo bagaglio alla Sicilia. Ho avuto proposte lavorative in altre Regioni italiane, io pero’ volevo rientrare in Sicilia, non in generale in Italia, ho proprio scelto la Sicilia. Vorrei non ci fossero piu’ queste migrazioni degli Agrigentini, questa lotteria del codice di avviamento postale anche per i problemi piu’ semplici. Nel mio piccolo spero di essere utile. E poi Agrigento e la Sicilia hanno tantissimo da offrire, anche se tutti quelli che incontro mi dicono che non e’ cosi’. Forse dovremmo iniziare a vedere quello che c’e’ e partire da li’ per migliorare.

Cosa dovremmo vedere esattamente?

Ho trovato che le persone sono cambiate ma la citta’ non si e’ adeguata, e’ rimasta immobile. Per fare un esempio, tantissimi camminano, corrono o vanno in bicicletta ad Agrigento, ma in mezzo alle machine, non c’e’ una pista ciclabile, un posto dove andare a correre in citta’. C’e’ una cintura di boschetti meravigliosi intorno la citta’ eppure la gente corre in via Manzoni ma non scende al boschetto. Forse se fossero attrezzati e sorvegliati potrebbero essere vissuti. Quando ero piccola la scuola ci portava allo Stadio Esseneto per i giochi della gioventu’, ora e’ chiuso. Si faceva allenamento di atletica allo stadio di Villaseta. Adesso e’ il degrado totale. Poi ci sono belle realta’ ma gestite privatamente, come il tennis club che offre un luogo salutare per tutti (davvero tutte le eta’).

E come hai trovato il centro città?

La Via Atenea sta scomparendo e bisognerebbe adeguarla ai tempi e trovarle una collocazione. Io ho comprato casa al Centro storico, con tutti i suoi difetti, e’ bellissimo vivere in centro e scendere in Via Atenea in un attimo. Gli Agrigentini devono poter scegliere di vivere ad Agrigento piuttosto che al Villaggio Mose’ ma la citta’ deve essere pronta ad accoglierli. Un punto cruciale poi e’ l’Universita’ e spero che si sviluppi perche’ da’ vita alla citta’ sotto tutti i punti di vista, anche economico, e perche’ si respirano idee. Comunque ho molta fiducia nel Sindaco ed ho gia’ visto dei tentativi di cambiamento.

Andare fuori e’ anche una moda. Tra i giovani chi rimane viene preso per uno sfigato…

Noi italiani siamo esterofili geneticamente ed all’estero tutto e’ migliore per principio. Il problema e’ offire una scelta. Dopo il liceo io sono stata costretta a lasciare Agrigento, non avrei potuto laurearmi in Medicina se fossi rimasta in citta’. Poi vedevo gli studenti pendolari da Palermo e gia’ a 16 anni avevo deciso che non era quello che volevo fare. Ho superato il test d’ingresso molto competitivo all’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma e cosi’ sono partita. Il Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento mi ha preparata bene, i miei professori mi avevano insegnato tanto ma soprattutto che non avevo limiti e questa cosa mi ha sempre spinta avanti. Io non mi sono mai sentita discriminata o svantaggiata perche’ venivo da Agrigento e se lo ero, pensavo semplicemente che erano degli idioti ed andavo avanti.

Quale messaggio vuoi dare? 

Il messaggio che voglio dare e’ che ognuno ha la sua storia e nell’arco della vita ci sono varie fasi, per vari motivi, lavorativi, personali, familiari. Non c’e’ giusto o sbagliato, bisogna fare quello che e’ giusto fare in quel preciso momento della propria vita. Non ci sono confini e la parola chiave e’ flessibilita’. Oggi poi con la web revolution e lo smart working sta cambiando tutto. Il consiglio che mi sento di dare e’ di fare un’esperienza fuori almeno di un anno, il famoso gap year degli anglosassoni, come esperienza formativa, e sicuramente imparare un’altra lingua.

Parlaci della vita ad Agrigento adesso…

Non nego che ero molto preoccupata quando sono arrivata. Al momento mi trovo benissimo e sono felice qui. Mi piacciono soprattutto le piccole cose familiari, mi piace passeggiare in via Atenea e  mangiare una buona pizza. Avere dei ritmi piu’ umani e trascorrere piu’ tempo con i miei figli, non ha prezzo. Con noi ci sono anche i nostri 2 gatti che abbiamo preso 4 anni fa al gattile di Londra, ed ormai ovviamente fanno parte della famiglia. Ho anche iniziato a lavorare privatamente e mi trovo molto bene. Adoro svegliarmi la mattina e vedere il mare dalla cucina di casa. Ma sono cauta ed aspetto a tirare le somme.

E quando sei arrivata?

All’inizio ero sotterrata dalla burocrazia per mettere in ordine tutti i documenti di un trasferimento internazionale, ma negli uffici, sporchissimi ed in condizioni pietose, gli impiegati sono stati molto gentili e disponibili e mi hanno aiutata molto. Una signora del comune mi e’ rimasta particolarmente impressa per la sua gentilezza e perche’ la sua postazione di lavoro comprendeva una sedia con il sedile tagliato ed attaccato con lo scotch su cui lei trascorreva credo almeno 6 ore al giorno. Non voglio fare l’elenco delle cose che non funzionano ne’ lamentarmi, anzi invito tutti a lamentarsi di meno (una prerogativa storica di noi agrigentini) e magari fare di piu’. Pero’ se dovessi dire cosa veramente mi da’ piu’ fastidio (e so ci sono cose molto piu’ gravi) e’ la sporcizia per le strade e la spazzatura dappertutto. Senza poi considerare la strage di animali morti sulle strade, una visione tristissima. Quando penso che verranno i miei amici dall’Inghilterra a trovarmi mi chiedo cosa penseranno di tutto questo e me ne vergogno. Spero che tutti i bambini/ragazzi di Agrigento inizino a rimproverare i genitori quando li vedono comportare in questo modo. Non sono fissata con i parcheggi e le strade, penso solo che sia come vestire la citta’ di stracci ed accontentarsi di vivere cosi’ e far vivere i nostri figli in mezzo alla spazzatura. La nostra citta’ invece e’ un capolavoro architettonico.

Il futuro come lo vedi?

La vita ha molta piu’ fantasia di noi, non so bene ancora. Aspetto l’estate e spero che se la campagna di vaccianzione finalmente decollera’ come dovrebbe, saremo piu’ liberi di fare una vita semi-normale almeno per qualche mese. Sara’ la prima estate che trascorro interamente ad Agrigento, piuttosto che i soliti 15 giorni di ferie con le mille cose da fare concentrate in pochi giorni, e voglio godermi il mare con i miei figli, tutto qui. Al futuro ci pensero’ dopo. Ho tanti progetti, vedremo come andra’. Al momento penso al presente e qui siamo felici.

Cosa ti piace di piu’ della tua terra?

Sicuramente il mare, come ho gia’ detto. E sicuramente le persone. Pero’ si passa da un estremo all’altro: da gente che parcheggia in seconda, terza fila per comprare il pane  a persone gentili, dignitose, precise e con grandi iniziative, coraggio ed idee. Forse ci vorrebbe un senso civico un po’ piu’ standardizzato. Mi piace che non ci si annoia mai e si fanno (quasi) sempre discussioni interessanti. Mi piace uscire di casa con il sole che splende. Non sono naïve e non ho illusioni, penso solo che le difficolta’ quotidiane ci sono e ci saranno sempre, in qualunque parte del mondo e che nessuno ti regala niente. Con l’eta’ e l’esperienza ho capito che bisogna saperle gestire, non possiamo controllare tutte le variabili, soltanto noi stessi e cercare di fare del nostro meglio sempre.

Domenico VecchioSu Facebook:  https://www.facebook.com/Direttore.AgrigentoOggi

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