Da emigrato a “re” della ristorazione: ecco come Giuseppe Gatto ha conquistato Milano

Era partito da Ribera, poco più che ventenne, con la classica valigia di cartone, per andare a cercare lavoro e fortuna al nord. Conquistando Milano e creando un vero e proprio impero economico. All’inizio la strada era tutta in salita ma la determinazione, lo spirito di sacrificio e la buona volontà portarono l’agrigentino Giuseppe Gatto (nella foto), oggi … ad aprire diversi locali nel centro di Milano fino a conquistare il tempio della gastronomia per eccellenza, nonché il simbolo della vita culturale e mondana della città meneghina. Gatto infatti nel … riuscì a rilevare, con la collaborazione di suo figlio Sebastian il locale più storico di Milano che stava per andare in fallimento. Stiamo parlando del “Savini” fondato nel 1876 che Dino Buzzati non esitò a definire la “Spoon River” dei ristoranti più famosi del mondo. Grazie all’imprenditore agrigentino, il “restaurant” della Galleria, a due passi dal teatro della Scala e da piazza Duomo, è tornato a riaffacciarsi più splendente che mai, sulla scena della ristorazione con le sue sale di velluto rosso, gli stucchi, i drappeggi, le specchiere e i lampadari in ferro battuto. Il tutto in un mix equilibrato di eleganza e sobrietà, scandito da boiserie, affreschi, dipinti e piatti della linea Bernardeau personalizzati con la “S” proprio come nel secolo corso.

Adesso seduto ad un tavolo, Gatto ripercorre l’inizio, che per lui fu molto duro.     

“Durante i primi anni è stato difficile integrarsi in questa città, ma non ho mai gettato la spugna: mi hanno aiutato forti motivazioni e tanta buona volontà. Ho sempre affrontato il lavoro con rispetto e umiltà, al servizio della clientela, con spirito innovativo e creativo, curando la ricerca della materia prima e cercando di far parlare i fatti”. Adesso la società del patron Gatto comprende una catena di Caffetterie nel cuore di Milano, denominata “Granaio” (tanti piccoli locali, I Granai), una decina di ristoranti tra l’Italia e Londra e di recente si è aggiunto il Matilda Boutique Hotel e la pasticceria “Matilda Bakery, il tutto in zona Duomo. Il tutto sostanzialmente per promuovere i prodotti agrigentini, arance, olio e vini. Regolarmente la società di Gatto acquista le derrate alimentari in Sicilia per poi elaborare i piatti in un grande laboratorio di Monza dal quale partono i prodotti per il consumo finale nei vari locali. 

Con questa filosofia, Giuseppe Gatto ora si sta apprestando a sostenere il figlio Sebastian nella nuova e affascinante avventura: fare quotare in Borsa la Società.

 “Tutto questo non è altro che un modo per ringraziare Milano che mi ha adottato.”

Al Savini furono di casa un po’ tutti i grandi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e della letteratura. A cominciare da Charlie Chaplin che tantissimi anni fa ebbe a scrivere sul registro delle presenza una frase rimasta celebre: “Non ho mai mangiato così bene!”. Ai tavoli del Savini trovarono posto dal maestro Arturo Toscanini a Luigi Pirandello, da Grace Kelly alla Callas a Frank Sinatra (che voleva comprarsi il locale) e via con un’altra infinità di nomi altisonanti. Forse anche in virtù del fatto che il vecchio proprietario, in occasione delle prime alla Scala, soleva offrire agli artisti le consumazioni senza farli pagare. Nelle sue cucine venne inventato il filetto Voronoff in onore del famoso geriatra e c’è chi ricorda ancora, in tempi più recenti, le ordinazioni “francescane” del banchiere Enrico Cuccia, che ogni giorno a pranzo chiedeva la solita patata bollita, o dell’allora direttore del “Corriere della Sera”, Mario Missiroli, che “tuonava” ad alta voce contro il risotto in bianco troppo poco cotto. 

Del Savini di un tempo non sono rimasti che il mitico maitre e i tavoli arrotondati e senza spigoli della sala, per favorire la convivialità. Alla cucina meneghina più tipica o a quella internazionale, con l’arrivo dell’agrigentino, si possono abbinare anche prodotti freschi della provincia agrigentina come il pesce, i sorbetti all’arancia e le fragoline di bosco di Ribera. Che rappresentano ancora il cordone ombelicale della famiglia Gatto con il paese d’origine in provincia di Agrigento, ormai sempre più difficile da poter staccare!

LORENZO ROSSO