Presunte violenze al carcere di Agrigento, Procura apre fascicolo

carcere petrusa

La Procura di Agrigento accende i riflettori sul carcere Di Lorenzo. Dopo l’ispezione dello scorso agosto nella casa circondariale di una delegazione del Partito Radicale guidata da Rita Benardini il procuratore Luigi Patronaggio ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, sulle condizioni di vita all’interno della struttura. I radicali, infatti, hanno presentato un dossier al Dap e al Garante denunciando presunte violenze ai danni dei detenuti, in particolare all’interno del reparto di isolamento. Martedì scorso il procuratore, insieme ai carabinieri, ha effettuato un’ispezione in carcere eseguendo riprese video e fotografiche. Il materiale raccolto verrà esaminato per l’ulteriore sviluppo delle indagini. (Adnkronos)

 

“Paragonare la casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento a quella di Guantanamo getta nuovo fango e discredito sulla polizia penitenziaria ed è evidentemente un’idiozia. Un nuovo tassello della campagna di denigrazione degli agenti penitenziari”. Lo afferma Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria S.PP. aggiungendo che se “non sono certo una novità l’iniziativa dei Radicali che confondono i ruoli tra carcerati ed agenti, colpisce l’attenzione di deputati forse in cerca di notorietà. Il risultato della campagna “maltrattamenti stile Guantanamo” – dice Di Giacomo – è semplice: sono le oltre cento richieste di trasferimento consegnate in poche settimane come segno di protesta da parte degli agenti di Polizia Penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Agrigento. Gli agenti si sentono abbandonati a sé stessi e sono comprensibilmente esasperati perché le continue denunce sul permanente stato di criticità organizzativa riferito legato all’esiguo numero di poliziotti in servizio – sono state 64 le unità ridotte dalla pianta organica – non sono prese in considerazione a differenza di denunce che vengono dal Garante dei detenuti, da Radicali e parlamentari. Non si sottovaluti: le condizioni strutturali del carcere si ripercuotono non solo ed esclusivamente sui detenuti ma direttamente su chi lavora nel carcere.
Per Di Giacomo “non è più tempo di richieste di incontri con il direttore di questo istituto penitenziario e magari con il capo del DAP. È ora della protesta che noi rilanciamo in questa settimana in tutti gli istituti penitenziari a partire dal carcere Poggioreale di Napoli “simbolo” dell’emergenza sistema penitenziario italiano. Almeno noi non restiamo a braccia conserte mentre continua la gara a chi tira più fango sulla divisa della penitenziaria”.